La cura Vanoli funziona, la Fiorentina travolge 4-1 la Cremonese e respira. I grigiorossi affondano, contestazione e panchina a rischio
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Redazione Sport
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La trasferta di Cremona, per la Fiorentina, aveva il sapore di un vero e proprio spareggio, di quelli che lasciano il segno sull’umore di una stagione e, oserei dire, ne determinano il valore intrinseco al termine dei novanta minuti. Ebbene, la squadra guidata da Paolo Vanoli, tecnico subentrato in una fase delicatissima e chiamato a raddrizzare una barca che sembrava fare acqua da tutte le parti, ha superato l’esame con una prova di forza e cinismo che mancava da tempo nei viola. Lo stadio Zini, gremito in ogni ordine di posto, ha assistito a una gara che sulla carta doveva essere combattuta, equilibrata, e che invece si è trasformata in una via Crucis per i padroni di casa di Davide Nicola, travolti da un 1-4 che ha il peso specifico di una condanna, se non matematica, quantomeno psicologica, considerato il momento.
La partita, è bene sottolinearlo, non era cominciata sotto i migliori auspici per gli ospiti; anzi, nei primissimi minuti era stata la Cremonese a rendersi pericolosa, con Federico Bonazzoli che dopo appena centoventi secondi aveva impegnato David De Gea in un intervento non scontato, quasi a preannunciare un’altra storia. Poi, però, la Fiorentina ha iniziato a macinare gioco, e la differenza tecnica tra i due organici, aggravata dalle assenze pesanti tra le fila lombarde – si pensi a Jamie Vardy e Federico Baschirotto su tutti – è venuta prepotentemente a galla. A sbloccare l’equilibrio è stato Fabiano Parisi, al suo primo centro stagionale, al venticinquesimo: un suo tiro-cross, deviato in maniera decisiva da Romano Floriani Mussolini, ha beffato Emil Audero sul primo palo, un episodio che ha tagliato le gambe a una squadra, quella di Nicola, che già non navigava in acque tranquille. E sette minuti dopo, il colpo del ko: Robin Gosens, in giornata di grazia, ha innescato Roberto Piccoli con un passaggio che sembrava dipinto; l’attaccante, ex Atalanta, ha saltato il portiere e depositato il raddoppio, una zampata che gelava definitivamente l’ambiente grigiorosso.
Il secondo tempo non ha fatto che certificare il divario, e non solo in termini di classifica. La ripresa si è aperta con un’altra perla, questa volta firmata Dodo: il terzino brasiliano, partito dalla propria metà campo, ha saltato due avversari con una facilità disarmante e, dopo aver messo a sedere Audero con una finta di, ha depositato il pallone in rete per lo 0-3, un’azione che sapeva di capolavoro e che ha definitivamente spento ogni velleità di rimonta. La Cremonese ha avuto un sussulto d’orgoglio poco dopo la metà della ripresa, quando Federico Ceccherini ha servito l’assist per David Okereke, rientrato da poco in squadra dopo un lungo periodo di esclusione, che di rapina ha firmato il gol della bandiera, una gioia personale che non ha però scalfito la sostanza del match. Ma la Fiorentina voleva archiviare la pratica senza patemi, e al settantesimo minuto ha calato il poker: azione corale di pregevole fattura, con Piccoli che di tacco ha servito Albert Gudmundsson, il quale, con il suo sinistro, ha battuto per la quarta volta Audero, fissando il punteggio su un eloquente 1-4 che ha il sapore della svolta.
A questo punto, è inevitabile concentrare l’attenzione sullo scenario che si prospetta all’orizzonte per i padroni di casa. La squadra di Davide Nicola, va detto con crudezza, non vince in campionato dal 7 dicembre, quando superò il Lecce, un’era geologica fa per i ritmi del calcio moderno; da lì in avanti, sono arrivate solo quattro paretti e undici sconfitte, un ruolino di marcia da retrocessione diretta che ha fatto precipitare i grigiorossi dal nono posto – una posizione tranquilla, addirittura di classifica alta – all’attuale terzultimo posto con 24 punti, a meno tre dal Lecce quartultimo. Il 2026, per la Cremonese, è un anno maledetto: nessuna vittoria all’attivo, e una striscia di quattro ko consecutivi che rende l’aria intorno allo Zini irrespirabile. I tifosi, presenti in massa, hanno espresso il loro dissenso in maniera chiara e inequivocabile: già dopo il secondo gol di Piccoli, dagli spalti sono partiti fischi e inviti piuttosto espliciti a “tirare fuori i coglioni”, un clima di contestazione che si è intensificato durante l’intervallo e ha raggiunto l’apice nel secondo tempo, quando molti sostenitori hanno preferito abbandonare lo stadio in segno di protesta dopo il tris di Dodo.
Tutto questo, ovviamente, finisce per riverberarsi sulla posizione dell’allenatore Davide Nicola, un tecnico che in passato aveva fatto della specializzazione nelle operazioni salvezza il suo marchio di fabbrica. Dopo la gara, nell’immediato post-partita, la sua conferma non appare affatto scontata; anzi, secondo voci insistenti, la società starebbe già vagliando eventuali sostituti, con i nomi di Luca Gotti e Marco Giampaolo, entrambi sotto contratto con il Lecce, che circolano con insistenza negli ambienti vicini alla dirigenza. Nicola, che aveva iniziato la stagione in sella a un cavallo apparentemente vincente, si ritrova ora con una squadra che ha smarrito ogni certezza, capace di subire quattro gol in uno scontro diretto e di incassare la sedicesima partita in cui passa in svantaggio: in queste circostanze, i grigiorossi hanno poi sempre perso, eccezion fatta per il pareggio di Como, un dato statistico che la dice lunga sulla tenuta mentale del gruppo. La sensazione è che il prossimo impegno, la trasferta di Parma, possa rappresentare l’ultima spiaggia, ma tutto lascia presagire che il destino di Nicola possa decidersi molto prima.




