Cupra Born VZ, la prova su strada: tra rally e guida quotidiana, l’elettrica che non vuole passare inosservata

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un’auto, tra quelle che si presentano con proporzioni compatte e un assetto quasi da monovolume, che rischia sistematicamente di essere sottovalutata al primo sguardo. La nuova Cupra Born VZ – lo ammetto dopo averci passato qualche ora tra le curve secche del madrileno – è proprio una di quelle. E la ragione, a ben vedere, sta tutta in un contrasto: l’esterno racconta prudenza, efficienza, urbanità; il comportamento su strada, invece, svela un’anima che strizza l’occhio al mondo dei rally. Non si tratta, almeno stando a quanto si prova al volante, di una semplice dichiarazione di marketing. La coppia scarica a terra con una decisione rara per una compatta, il telaio comunica al guidatore la sensazione di poterlo “giocare”, quasi come fosse una risorsa e non un limite. E l’ingresso in curva diventa, in questo contesto, un esercizio di fiducia reciproca tra chi guida e chi ha progettato le sospensioni.

Madrid, il banco di prova ideale per cambiare passo

Madrid, va detto, ha un modo tutto suo di mettere sotto pressione qualsiasi vettura: semafori che spezzano il ritmo, rotonde che si susseguono senza tregua, viali ampi dove si può allungare il passo, e strade più raccolte – quasi interne – dove serve una precisione millimetrica. È in questo scenario che la nuova Cupra Born, specialmente nella versione VZ, prova a dimostrare il suo valore. Molte elettriche compatte, lo sappiamo, puntano tutto sulla silenziosità di marcia o sul risparmio energetico. Lei no. Lei cerca una guida più viva, più diretta, più riconoscibile. Non si nasconde dietro a un’autonomia da record né a numeri da laboratorio: preferisce parlare di sterzo, di assetto, di come si comporta nel misto stretto.

Restyling silenzioso ma incisivo: cosa cambia fuori e dentro

La Born ha ricevuto da poco un restyling che – già provato in altre occasioni – introduce novità sia nel design sia nell’offerta di motori. Al lancio, la gamma si articola principalmente su due allestimenti: la Cupra Born Impulse+ e la Cupra Born VZ. La prima cerca un equilibrio ragionato tra prestazioni, autonomia e dotazione tecnologica, mentre la seconda – quella su cui mi sono concentrato – è pensata per chi non vuole compromessi in termini di potenza. È interessante notare come la casa abbia accompagnato il debutto della Impulse+ con un’offerta dedicata, ma è la VZ a fare da traino per l’immagine sportiva del marchio. A cinque anni dal lancio originale, la media elettrica di Cupra si fa più grintosa nei tratti esterni e più pratica in quelli interni. Davanti, i fari diventano a matrice di led – con luci diurne triangolari che non passano inosservate – mentre mascherina e paraurti vengono ridisegnati anche per ottimizzare i flussi d’aria. Posteriormente, una striscia luminosa collega i fanali al logo illuminato di rosso, e il diffusore aerodinamico appare più ampio. Ci sono anche cerchi da venti pollici e alcune nuove tinte per la carrozzeria.

Sulla strada, la coppia non aspetta

Proprio in quei particolari, si ritrova l’ispirazione al rally: non tanto nelle prestazioni dichiarate sulla carta – che pure ci sono – quanto nel modo in cui la coppia viene erogata senza esitazioni, in uscita di curva, quando si chiede tutto e lo si chiede subito. Non serve essere piloti per accorgersi che il retrotreno segue l’anteriore con una fedeltà insolita per una compatta elettrica. E il tutto accade senza rinunciare a quella praticità quotidiana che una famiglia, o chiunque utilizzi l’auto in città, non può permettersi di ignorare. Cambiano i fari, i paraurti, i cerchi, ma resta intatta l’idea di base: un’elettrica che non vuole essere solo silenzio e risparmio, ma anche piacere di guida, magari un po’ ironico, magari un po’ trasgressivo. E in fondo, è proprio questo il suo tratto più distintivo.

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