Un'altra stoccata che vale l'oro: le spadiste italiane trionfano a Hong Kong

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c'è due senza tre, e per la scherma italiana potrebbe presto diventare un motto. A distanza di nemmeno un'ora dal trionfo dei fiorettisti, sono state le ragazze della spada a regalare un'altra impennata al medagliere azzurro ai Campionati del Mondo di Hong Kong, imponendosi in una finale equilibratissima e ricca di pathos contro l'Estonia per 31-30.

Un margine strettissimo che ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso fino all'ultima, decisiva azione, suggellando una giornata da ricordare per l'Italscherma, che si conferma una delle realtà più temibili e competitive del panorama internazionale.

L’oro che vale una carriera: il trionfo della spada femminile

Sul podio più alto dell'Asia World Arena sono salite Alberta Santuccio, Giulia Rizzi, Gaia Caforio e Rossella Fiamingo, un quartetto che ha saputo alternare esperienza e freschezza atletica nei momenti cruciali del match. La finale, combattuta punto su punto, ha visto le azzurre condurre per gran parte della gara, salvo poi subire il ritorno veemente delle estoni negli assalti conclusivi.

Le avversarie, trascinate dalla determinazione di rimontare uno svantaggio che sembrava ormai incolmabile, hanno provato a ribaltare l'inerzia, ma la solidità mentale e la precisione tecnica delle italiane hanno fatto la differenza quando contava di più, chiudendo i conti sul punteggio di 31-30 e spegnendo sul nascere i sogni di gloria dell'Estonia.

Il cammino verso l'oro era stato netto e autoritario: dopo aver superato l'Australia con un perentorio 40-21 e la Svizzera con un più combattuto 29-27, le spadiste hanno letteralmente dominato i quarti di finale contro la formazione di casa di Hong Kong, imponendosi per 45-24. In semifinale, l'ostacolo più duro è arrivato dalla Corea del Sud, avversaria ostica e abituata ai grandi palcoscenici, ma le azzurre hanno avuto la meglio solo all'ultima stoccata, vincendo 45-44 in un crescendo di adrenalina che ha preparato il terreno per la finale di oggi.

Un percorso netto che evidenzia non solo la qualità tecnica individuale, ma anche la compattezza di un gruppo che sa gestire la pressione dei grandi eventi.

Il poker di ori che vale il primato nel medagliere

Con questo successo, l'Italia si è definitivamente issata in vetta al medagliere mondiale, mettendo in bacheca tre ori pesantissimi che raccontano lo stato di salute eccellente della scherma tricolore. La prima medaglia d'oro era arrivata dalla prova individuale del fioretto femminile, grazie a una straordinaria Martina Favaretto, capace di imporre il proprio gioco e la propria determinazione sulle avversarie di turno.

A questi due successi individuali e a squadre si aggiunge, come detto, l'oro dei fiorettisti maschili, che hanno bissato il titolo conquistato l'anno scorso a Tbilisi, dimostrando continuità e una capacità di rinnovamento che lascia presagire un futuro ancora ricco di soddisfazioni.

Il bottino complessivo, che al momento conta tre primi posti e piazze d'onore in altre specialità, colloca l'Italia al vertice di una classifica che vede ai propri inseguitori le potenze storiche della disciplina come la Francia, la Corea del Sud, l'Ungheria e gli Stati Uniti. Una classifica che, sebbene parziale, conferma la tendenza di una nazionale che negli ultimi anni ha saputo costruire un vivaio di atleti di altissimo livello, in grado di alternarsi e sostenersi nei momenti di maggiore affanno.

Non si tratta di un successo episodico, ma del frutto di un lavoro di squadra che coinvolge tecnici, preparatori atletici e federazione, tutti impegnati a creare le condizioni ideali per esprimere il massimo potenziale.

Una doppietta storica per l'Italscherma

La prima giornata dedicata alle prove a squadre non poteva regalare emozioni più intense e contrapposte: mentre i fiorettisti del ct Simone Vanni confermavano il titolo iridato vinto lo scorso anno, le spadiste del ct Dario Chiadò aggiungevano un altro tassello fondamentale a una bacheca che già annovera allori olimpici e continentali.

Per i ragazzi della sciabola, il percorso è stato privo di particolari scossoni: Guillaume Bianchi, Filippo Macchi, Tommaso Martini e Tommaso Marini hanno gestito la giornata con l'autorità dei campioni, senza mai forzare oltre il necessario e lasciando agli avversari poche speranze di ribaltare l'esito degli assalti. La loro è stata una marcia trionfale, compatta e senza sbavature, che ha confermato la superiorità della scuola italiana in una delle specialità più tecniche e spettacolari della scherma mondiale.

Se il fioretto maschile ha viaggiato sull'onda dell'entusiasmo e della sicurezza, la spada femminile ha dovuto invece sudare sette camicie per strappare un oro che sembrava quasi perduto nei minuti finali. La capacità di tenere botta nei momenti di maggiore pressione è stata la chiave di volta di una vittoria che ha dell'epico, considerando il valore delle avversarie e l'importanza del palcoscenico.

Le estoni, dal canto loro, hanno dimostrato di essere un avversario ostico e ben organizzato, ma alla prova dei fatti hanno dovuto inchinarsi di fronte alla maggiore esperienza e alla freddezza delle azzurre.

Un 2026 da ricordare per la scherma azzurra

Quella di Hong Kong si sta rivelando una rassegna iridata che conferma la crescita esponenziale della scherma italiana, capace di esprimere un gioco moderno e spettacolare senza tradire le proprie radici tecniche. I risultati ottenuti fin qui non sono il frutto del caso, ma il risultato di un investimento costante sulla formazione dei giovani e sulla specializzazione tecnica degli atleti, che si sono presentati in Asia con una preparazione fisica e mentale invidiabile.

Le pedane dell'AsiaWorld-Arena hanno visto gli azzurri esprimere il meglio del proprio repertorio, tra affondi millimetrici, parate improvvise e contrattacchi fulminei che hanno messo in difficoltà anche gli avversari più blasonati.

Con questi due ori, l'Italia si prende la scena e manda un segnale chiaro alle altre nazionali: il ciclo vincente non è un ricordo del passato, ma una realtà ben radicata nel presente. Le prossime giornate di gara offriranno ulteriori opportunità per arricchire un palmarès già ricco di soddisfazioni, anche se al momento la concentrazione è tutta sulla gioia di questi successi e sulla consapevolezza di aver scritto una pagina importante nella storia della scherma nazionale.

Gli occhi sono già puntati sul prosieguo della competizione, ma per oggi, il pensiero va a questi due gruppi di atleti che hanno saputo regalare emozioni forti, dimostrando che la scherma italiana è viva e pronta a collezionare nuovi allori internazionali.

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