Accordo Mercosur, l'Ue naviga tra i veti. Vertice decisivo a Brasilia

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’atteso vertice di sabato a Brasilia, dove si dovrebbe suggellare l’accordo commerciale tra l’Unione europea e i paesi del Mercosur, appare tutt’altro che una formalità, oscurato com’è dalle persistenti divisioni interne al blocco comunitario. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il cui viaggio in Brasile è finalizzato proprio alla firma, si trova a dover affrontare una serie di resistenze che minano la riuscita dell’operazione, richiedendo un'abile mediazione politica di cui gli esiti sono ancora incerti. Gli ostacoli, che affondano le radici nelle preoccupazioni per il settore agricolo europeo, hanno trovato voce soprattutto in Francia, la quale, attraverso le dichiarazioni del suo ministro dell’Economia, ha bollato il testo negoziale come “non accettabile” nella forma attuale, un giudizio perentorio che risuona in varie parti del continente.

L'allineamento italo-francese per un rinvio

In questo quadro di tensione, si è concretizzata un’intesa tra Roma e Parigi sulla necessità di posticipare il voto in seno al Consiglio degli Stati membri, previsto inizialmente per questa settimana. La premier Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron hanno concordato, come riportato da fonti di agenzia, sulla opportunità di tale rinvio, una mossa che, sebbene non commentata ufficialmente da Palazzo Chigi, segnala chiaramente le perplessità italiane e allinea la posizione del governo a quella di uno dei paesi storicamente più critici verso il patto. Tale sincronia diplomatica complica non poco il lavoro della Commissione, la quale deve ora cercare di comporre interessi divergenti in tempi strettissimi, tentando di sciogliere i nodi che riguardano principalmente le garanzie per gli agricoltori europei, i quali temono una concorrenza sleale da prodotti che non rispettano gli stessi standard ambientali e sanitari vigenti nell’Ue.

Il ruolo del Parlamento europeo come possibile ago della bilancia

Oltre allo scoglio rappresentato dai governi nazionali, un altro fronte istituzionale si delinea come potenzialmente decisivo per le sorti dell’intesa. Il Parlamento europeo, infatti, si prepara a esaminare il dossier con tre votazioni cruciali che potrebbero non solo modificare significativamente il tenore dell’accordo ma addirittura farlo deragliare del tutto, esercitando quel potere di controllo che gli appartiene. Questa prospettiva introduce un ulteriore elemento di complessità nel processo, il quale, superata la fase negoziale con i partner sudamericani, deve ora affrontare il vaglio democratico degli europarlamentari, molti dei quali esprimono riserve analoghe a quelle dei governi più reticenti. La trattativa, dunque, si sposta su un doppio binario, istituzionale e geopolitico, dove ogni passo in avanti viene misurato con attenzione.

La partita si gioca su più tavoli

La partita si gioca dunque su più tavoli contemporaneamente, dalla capitale belga a quelle degli stati membri più influenti, fino all’emiciclo di Strasburgo, in un intrico di diplomazia e politica interna che riflette le profonde differenze di sensibilità tra i paesi dell’Unione. La firma di sabato, per quanto simbolica e importante, non rappresenterebbe la fine del percorso ma solo l’inizio di una ratifica lunga e tortuosa, durante la cui ogni intoppo potrebbe rivelarsi fatale. L’incertezza che avvolge il vertice di Brasilia è quindi sintomatica di un malessere più ampio, che tocca temi sensibili come gli standard produttivi, la tutela del made in Europe e gli equilibri commerciali globali, questioni sulle quali risulta difficile trovare una sintesi unitaria, per quanto l’accordo in sé sia considerato da molti un’opportunità strategica di portata storica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.