Ue-Mercosur, l'accordo commerciale in bilico tra veti e mediazioni
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Redazione Interno
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La presunta data storica per la firma del patto commerciale tra Unione europea e Mercosur, fissata a sabato 20 a Brasilia, rischia di slittare ancora una volta, incagliata in quel groviglio di resistenze politiche e difese settoriali che ne attanaglia il percorso da anni. L'annunciata trasferta della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, potrebbe infatti essere rimandata se, prima di allora, non verranno smussati gli ostacoli che alcuni governi e una parte del Parlamento europeo continuano a frapporre, temendo ripercussioni sul comparto agricolo comunitario. Una partita, questa, che si gioca su più tavoli e il cui esito sarà determinato da una complessa sequenza di mosse diplomatiche e votazioni, a cominciare da quella cruciale di martedì 16 dicembre in Eurocamera.
Il nodo delle salvaguardie e il timore del danno d'immagine
Il percorso istituzionale europeo verso la firma dell’intesa, il cui valore economico e geopolitico è unanimemente riconosciuto, è lastricato di difficoltà, alcune delle quali potrebbero rivelarsi insormontabili. La Commissione ha tentato di venire incontro alle preoccupazioni degli agricoltori proponendo un meccanismo di salvaguardie, ovvero clausole che consentirebbero di innalzare dazi in caso di improvvise impennate nelle importazioni di prodotti sensibili, come carne bovina o etanolo. Proprio su questo pacchetto di misure il Parlamento europeo è chiamato a esprimersi martedì, in un voto che costituisce una precondizione politica indispensabile per procedere. Dall’altra parte, c’è chi paventa che un ulteriore rinvio della firma finirebbe per ledere la credibilità negoziale dell’Unione sulla scena globale, consegnando un’immagine di incapacità a chiudere dossier strategici.
La ferma opposizione francese e i dubbi persistenti
Tra le voci più critiche spicca, da tempo, quella della Francia, la quale non ha affatto attenuato la propria posizione di netto rifiuto. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roland Lescure, ha ribadito con chiarezza alla stampa tedesca che “nella sua forma attuale, il trattato non è accettabile”, un segnale politico forte che indica come Parigi non intenda cedere su un tema particolarmente sentito dalla propria opinione pubblica e dalla potente lobby agricola nazionale. Questa resistenza, condivisa in misura variabile da altre nazioni, mina la necessaria unanimità tra gli Stati membri e trasforma il negoziato in un delicato esercizio di equilibrismo, dove gli interessi commerciali devono fare i conti con le sensibilità domestiche di ciascuno.
Il potere dell'Eurocamera: il voto che può cambiare tutto
Al di là delle trattative tra governi, resta poi un fronte parlamentare del tutto aperto e potenzialmente decisivo. L’assemblea di Strasburgo, infatti, detiene l’ultima parola sulla ratifica finale dell’accordo e, nelle prossime settimane, sarà chiamata a votare su tre risoluzioni separate che potrebbero alterarne significativamente i contenuti o persino affondarlo. Questi test, che riflettono le diverse sensibilità politiche e geografiche presenti nell’emiciclo, rappresentano l’ultimo scoglio istituzionale e, per certi versi, il più imprevedibile, poiché la maggioranza non è scontata e le pressioni da ogni lato sono intense. La trattativa, dunque, non si svolge solo a Brasilia o a Bruxelles, ma anche nei corridoi e nelle aule di Strasburgo, dove si deciderà se un accordo ventennale vedrà finalmente la luce o se, ancora una volta, verrà rinviato a data da destinarsi.




