Legionella, muore 91enne in Rsa ad Arezzo: la famiglia chiede chiarezza sul contagio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Una donna di 91 anni, ospite da oltre un anno in una residenza sanitaria assistita del territorio aretino, è deceduta nella notte tra lunedì e martedì scorsi all'ospedale San Donato di Arezzo. Il decesso è sopraggiunto dopo un ricovero resosi necessario a causa di una polmonite bilaterale in stato gravissimo, una condizione che aveva portato i medici a disporre la prognosi riservata già a partire dal 24 luglio.

Gli esami clinici, condotti per risalire all'eziologia della grave infezione polmonare, hanno restituito un quadro preciso: la polmonite era stata determinata dalla concomitante azione di due patogeni, il batterio della legionella e lo pneumococco. Le condizioni della donna, già fragili a causa dell'età avanzata e della residenza in una struttura protetta, hanno subito un rapido e inesorabile peggioramento che ha reso vani i tentativi di stabilizzazione.

Il sospetto dei familiari e la richiesta di documentazione

La dinamica temporale dei fatti ha acceso un campanello d'allarme nei familiari dell'anziana, i quali hanno immediatamente manifestato l'intenzione di vederci chiaro. I primi malesseri, che poi si sono trasformati nella drammatica polmonite, erano comparsi nella seconda metà di luglio, quando la donna si trovava ancora all'interno della Rsa dove risiedeva stabilmente dal 2023.

È proprio questo lasso temporale a costituire il fulcro del sospetto: l'ipotesi, avanzata con cautela ma con determinazione dai parenti, è che il contagio possa essere avvenuto proprio tra le mura della struttura assistenziale. Per avvalorare o confutare questa tesi, i familiari hanno già provveduto a richiedere ufficialmente la documentazione sanitaria e le cartelle cliniche relative al ricovero e alla degenza, atti necessari per ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi e valutare la sussistenza di eventuali profili di responsabilità.

La richiesta di chiarimenti si inserisce in un percorso di accertamento che i parenti stanno compiendo con il supporto dei propri legali, al fine di determinare con precisione il luogo e le modalità del contagio.

Il quadro clinico e il batterio killer

La legionellosi, nota anche come malattia dei legionari, è un'infezione polmonare severa causata da batteri del genere Legionella, che trovano il loro habitat ideale negli ambienti acquatici artificiali come gli impianti idrici, le tubature, i condizionatori e le reti di distribuzione dell'acqua calda e fredda. La trasmissione all'uomo avviene quasi esclusivamente per via aerea, attraverso l'inalazione di aerosol contaminati, goccioline d'acqua così minuscole da penetrare in profondità negli alveoli polmonari.

La polmonite da legionella si manifesta generalmente con febbre alta, tosse secca o produttiva, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, può evolvere in insufficienza respiratoria e shock settico. Il quadro clinico dell'anziana aretina era particolarmente complesso perché all'infezione da legionella si era sovrapposta quella da pneumococco, un altro batterio responsabile di gravi infezioni delle vie respiratorie, in particolare nei soggetti immunodepressi o con patologie preesistenti.

Le indagini sulla Rsa e i precedenti

Il caso di Arezzo richiama alla mente le problematiche legate alla sicurezza degli impianti idrici nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali, dove la presenza di legionella rappresenta un rischio concreto e costantemente monitorato dalle autorità sanitarie. Le residenze sanitarie assistite, proprio per la tipologia di utenza che ospitano, composta in gran parte da anziani con pluripatologie, sono tenute a rispettare rigidi protocolli di prevenzione e controllo.

Questi includono la manutenzione periodica degli impianti, il trattamento dell'acqua con cloro o altri disinfettanti e il monitoraggio costante dei livelli di contaminazione batterica. La richiesta di documentazione presentata dalla famiglia rappresenta il primo passo formale di un iter che potrebbe portare a un'inchiesta giudiziaria o a un'ispezione della Asl competente, al fine di verificare la corretta applicazione delle normative in materia di igiene e sicurezza all'interno della struttura.

La tragedia che ha colpito la famiglia della 91enne mette ancora una volta in luce la vulnerabilità degli anziani residenti in comunità protette e la necessità di un controllo sempre più rigoroso delle condizioni igienico-sanitarie degli ambienti in cui vivono.

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