Brescia brinda al suo Franzoni: argento olimpico nella discesa libera a Milano-Cortina
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Redazione Sport
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Il primo, atteso bagliore d’oro olimpico sulla neve di Milano-Cortina, che molti già attribuivano alla squadra azzurra, è invece svizzero e porta il nome di Franjo von Allmen, capace di un vertiginoso e pressoché perfetto 1’51”61 sulla pista Stelvio. A smorzare, però, solo in parte, l’entusiasmo italiano ci ha pensato, pochi istanti dopo, l’impresa di Giovanni Franzoni, ventiquattrenne di Manerba del Garda, il quale ha agguantato con determinazione il secondo gradino del podio, regalando a Brescia e a tutto lo sci nazionale una medaglia che risuona di prestigio assoluto.
Un esordio da sogno per il giovane campione bresciano
Franzoni, al suo battesimo olimpico, ha saputo gestire la pressione e la tecnica in una prova regina, la discesa libera, che non ammette esitazioni. La sua gara, costruita con sapienza e coraggio, lo ha visto addirittura in testa di otto centesimi al terzo intermedio, prima di dover cedere il passo solo al fenomenale von Allmen. Un argento, il suo, che assume il sapore di un’affermazione personale e generazionale, scrivendo d’un tratto una delle pagine più luminose dello sci alpino italiano degli ultimi anni, come del resto aveva in qualche modo anticipato un fuoriclasse del calibro di Kjetil Andre Aamodt, paragonando proprio la rivalità fra lo svizzero e l’italiano a un duello epico.
Il sospirato bronzo di Paaris completa il quadro azzurro
A rendere ancor più significativa la giornata per la spedizione italiana, è giunto infine il bronzo di Dominik Paaris, trentaseienne che ha così coronato una carriera costellata di successi con la sola medaglia che ancora gli mancava, quella olimpica appunto, chiudendo un cerchio a lungo agognato. Un podio, quello odierno, che restituisce l’immagine di uno sci azzurro solido e completo, capace di esprimere giovani promesse e veterani di rango nello stesso, indimenticabile, contesto. Lo stesso Franzoni, in una recente intervista, aveva espresso tutta la sua incredulità per una stagione iniziata sotto i migliori auspici, tanto da confessare di non aver neppure osato pensare, all’inizio, a trionfi come quello di Kitzbühel e a un podio olimpico.
Le premesse della vigilia e lo scacchiere internazionale
La vigilia, del resto, non aveva lasciato trasparire con troppa chiarezza gli esiti della competizione, dopo che l’ultimo allenamento ufficiale aveva visto i big scendere con estrema cautela. In quella sessione si era imposto il canadese James Crawford, precedendo l’austriaco Hemetsberger e l’americano Radamus, mentre gli italiani avevano scelto di non prendere il via, conservando le energie per l’appuntamento decisivo. Una strategia, quella del team azzurro, che si è rivelata vincente, permettendo ai suoi atleti di presentarsi sulla linea di partenza concentrati e pronti a lottare centimetro per centimetro, in una gara che ha premiato non solo il talento puro ma anche la freddezza e l’esperienza.




