Obsidian, Adler risponde alle critiche: "Chi parla non sa come lavoriamo"

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Le recenti settimane si sono rivelate particolarmente complesse per Obsidian Entertainment. Lo studio, proprietà di Microsoft, è stato infatti travolto dall'ondata di licenziamenti che ha interessato la divisione gaming di Xbox, trovandosi al centro di un vortice di indiscrezioni e voci non sempre veritiere.

In questo clima di incertezza, è arrivata la presa di posizione di Brandon Adler, game director di The Outer Worlds 2 e di un progetto ancora non annunciato, che ha scelto di intervenire per difendere l'identità e la continuità creativa del team, contestando apertamente quelle che ha definito letture superficiali e poco informate della situazione attuale.

Brandon Adler difende la continuità di Obsidian

Attraverso un messaggio pubblicato su LinkedIn e ripreso da Eurogamer, Adler ha descritto gli ultimi giorni come "estremamente difficili" per l'intero gruppo, sottolineando il dolore per il distacco dai colleghi coinvolti nei tagli. Al dolore personale, si è aggiunta però la frustrazione per quella che percepisce come una narrazione distorta, capace di mettere in dubbio la stessa essenza dello sviluppatore californiano.

La risposta di Adler non si è limitata a un generico sostegno morale, ma ha preso di mira direttamente le critiche che dipingono Obsidian come uno studio ormai privo della sua originaria identità, quasi fosse diventato un'entità irriconoscibile rispetto ai tempi d'oro di titoli come Star Wars: Knights of the Old Republic II o Fallout: New Vegas.

Da KotOR2 ad Avowed, una linea creativa ancora presente

Secondo il director, chi sostiene che Obsidian abbia perso la propria anima sta semplicemente parlando senza conoscere le dinamiche interne e la filosofia produttiva che ancora guidano le scelte del team. La continuità con il passato, ha spiegato, non si misura solamente attraverso i generi o le licenze utilizzate, ma nella capacità di mantenere un approccio narrativo profondo e ramificato, caratteristica che traspare anche nei lavori più recenti come Avowed e The Outer Worlds.

Non si tratta di replicare vecchi successi, ma di trasporre una sensibilità autoriale in contesti nuovi, e in questo senso il lascito di classici come KotOR2 rimane una bussola interna più che un peso da cui affrancarsi. La sua difesa, insomma, non è un atto nostalgico, bensì la rivendicazione di una continuità operativa che gli osservatori esterni, secondo lui, faticano a percepire perché troppo concentrati sugli aspetti economici e industriali delle recenti vicende.

Le difficoltà non vengono negate

Adler non ha nascosto la gravità di quanto accaduto, riconoscendo che i licenziamenti hanno rappresentato un colpo duro per il morale e per la struttura stessa dello studio. Tuttavia, ha voluto separare nettamente il piano della gestione aziendale – su cui ha ammesso di non avere il controllo – da quello dell'identità produttiva, che invece rimane saldamente ancorata ai valori fondativi di Obsidian.

La sua ricostruzione dei fatti si concentra sull'esperienza diretta: le persone che oggi lavorano ai progetti in cantiere, ha detto, sono le stesse che hanno contribuito a costruire la reputazione dello studio nel corso degli anni, e il ricambio generazionale non ha intaccato la cultura interna.

Le stesse persone, dai classici a oggi

Uno dei punti centrali del suo intervento è proprio la permanenza di un nucleo storico all'interno dei team di sviluppo, un argomento che Adler ha usato per smontare l'idea di un obsidian ormai svuotato di significato.

Sebbene le voci su un presunto ridimensionamento dei piani per Avowed 2 e su una virata forzata verso un nuovo Fallout abbiano alimentato le speculazioni, il director ha ribadito che le scelte creative continuano a essere prese da professionisti che hanno vissuto le stagioni più importanti dello studio, e che quindi sanno bene cosa significhi realizzare un gioco di ruolo con la firma Obsidian.

Non ci sono state concessioni al tono accomodante: Adler ha respinto con decisione le accuse di deriva commerciale, ricordando che la qualità del lavoro e la passione per i dettagli restano le stesse che hanno reso celebri titoli considerati ormai di culto.

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