Prima di noi, la guerra divide i Sartori: stasera su Rai 1 gli anni drammatici tra il 1943 e il 1945
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La terza puntata di "Prima di noi", in onda stasera su Rai 1, immerge lo spettatore nel cuore più oscuro del conflitto mondiale, quegli anni tra il 1943 e il 1945 che la serie, tratta dall'omonimo romanzo di Giorgio Fontana e diretta da Daniele Luchetti e Valia Santella, racconta attraverso il lacerante prisma di una famiglia. Il prezzo della guerra, infatti, si paga soprattutto nel privato, dove emergono rivelazioni dolorose e si compiono scelte che finiscono per dividere madri e figli, fratelli e innamorati, in un groviglio di passioni travolgenti e destini spezzati. La narrazione, che dopo l'anteprima alla Festa del Cinema di Roma ha iniziato il suo viaggio televisivo il 4 gennaio scorso, costruisce una saga lirica e corale, un pezzo di Storia d'Italia che dal 1917 arriverà fino al 1978, e che proprio in queste ore cruciali mostra tutta la sua potenza drammaturgica.
Il peso delle scelte e dei segreti
Mentre la storia nazionale vive i suoi momenti più tragici e decisivi, quella della famiglia Sartori procede parallela, intrecciandosi indissolubilmente con essa: le nuove puntate, che ci portano nel cuore della guerra e della Liberazione, devono fare i conti con segreti di famiglia che riaffiorano, costringendo i personaggi a decisioni irreversibili. Tra questi, spicca la figura di Renzo, il quale, stretto nella morsa degli eventi e delle tensioni personali, prende la drastica decisione di allontanarsi da tutto e da tutti, in una fuga che è al tempo stesso fisica ed emotiva. La serie, definibile come un affresco intergenerazionale tra Novecento e sentimenti, dimostra qui la sua capacità di parlare di una storia che, nelle sue dinamiche fondamentali, può essere considerata la storia di molti.
Dalla pagina allo schermo, un adattamento ambizioso
Il progetto, tra i più ambiziosi nel panorama recente della fiction italiana, rappresenta una trasposizione tutt'altro che meccanica dell'opera letteraria vincitrice del Premio Campiello. Se il cuore tematico – la famiglia come specchio della Storia collettiva – rimane saldamente al centro della narrazione, il passaggio dal romanzo alla serie ha richiesto, per sua natura, scelte narrative e strutturali significative. I registi hanno operato una trasformazione in immagini che non si limita a illustrare, ma cerca una sua autonomia espressiva, condensando in dieci episodi un arco temporale vasto e una mole di personaggi complessi, con inevitabili differenze nella struttura del racconto e nella caratterizzazione simbolica delle vicende.
Oltre la guerra, verso la ricostruzione
Il cammino dei Sartori, comunque, non si ferma al 1945. La saga, infatti, è già proiettata verso le prossime tappe, con le puntate in programma per il 25 gennaio che segneranno un deciso cambio d'epoca. Quelle che saranno la quinta e la sesta parte, trasmesse in prima serata, lasceranno infatti alle spalle gli anni drammatici del conflitto per tuffarsi nell'Italia della ricostruzione e del cosiddetto boom economico. È un'epoca di rinascita solo apparente, dove il lavoro e il progresso materiale promettono un riscatto universale, ma dove le cicatrici della guerra, quelle profonde e individuali, continuano a pesare, silenziose, sulle esistenze dei personaggi, creando le prime, sottili crepe nel benessere nascente. La serie mantiene così la sua promessa di racconto corale, un lungo viaggio nel secolo scorso dove il pubblico è chiamato a riconoscere echi familiari e dolori collettivi.




