"Prima di noi" chiude i battenti: stasera l'ultimo atto della saga dei Sartori su Rai 1
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Stasera, con la messa in onda dell’episodio conclusivo in prima serata su Rai 1, si chiude definitivamente il ciclo di "Prima di noi", la serie che ha portato sul piccolo schermo, per la regia di Daniele Luchetti e Valia Santella, l’omonimo e apprezzato romanzo di Giorgio Fontana. La narrazione, che ha accompagnato gli spettatori attraverso le esistenze della famiglia Sartori, giunge al suo naturale compimento nel 1975, mostrando i nipoti di Nadia ormai adulti e consegnando allo spettatore, come spesso accade nelle saghe ben costruite, qualche rivelazione significativa per il percorso di personaggi come Eloisa. La scelta di non produrre una seconda stagione, presa in accordo tra autori e produzione, non sorprende, poiché riflette la volontà di rispettare i confini temporali e narrativi del progetto originario, che fin dalla sua concezione – a partire dall’adattamento del libro edito da Sellerio – era delineato come un racconto finito, un affresco compiuto.
Un viaggio nella memoria collettiva del paese
La forza della serie, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, è stata proprio quella di tessere le vicende private – i sentimenti, le attese, le disillusioni – con il grande arazzo della storia nazionale, dal primo conflitto mondiale fino agli anni Settanta. Attraverso il trasferimento della famiglia dal Friuli rurale alla Torino del boom economico, gli autori hanno mostrato, con un piglio lirico e corale, come gli eventi epocali del secolo scorso abbiano plasmato i destini individuali, infiltrandosi nel quotidiano e modificandone il corso in modi a volte impercettibili, a volte drammatici. Si è trattato, in sostanza, di raccontare un pezzo di Italia che molti riconoscono, un patrimonio di esperienze comuni filtrato attraverso lo sguardo di personaggi fittizi ma straordinariamente veri.
La fedeltà al romanzo e il lavoro di adattamento
Il lavoro di scrittura per lo schermo, che ha condensato in dieci episodi una materia narrativa vasta, ha richiesto ovviamente delle selezione, pur mantenendo una sostanziale fedeltà allo spirito e alla struttura del libro di Fontana. La domanda su cosa, nel racconto, sia realmente accaduto, perde di significato di fronte alla capacità della fiction di restituire una verità più profonda, quella delle emozioni e dei legami che resistono al passare del tempo e alle convulsioni della storia. Le interpretazioni di Linda Caridi, Matteo Martari e Maurizio Lastrico, tra gli altri, hanno dato e spessore a questa epopea familiare, contribuendo a creare quell’atmosfera di identificazione che ha caratterizzato il successo della trasmissione.
Il valore di una chiusura definitiva
In un panorama televisivo spesso incline a forzare la longevità delle produzioni di successo oltre i limiti della loro sostenibilità narrativa, la decisione di concludere qui la storia dei Sartori appare tanto coraggiosa quanto rispettosa del pubblico. Non lasciare spiragli aperti a sequel o spin-off significa affermare il valore di un racconto completo in sé stesso, che ha esaurito la sua forza propulsiva e raggiunto il suo punto di arrivo. L’ultima puntata, quindi, non è un semplice arrivederci ma un commiato, l’epilogo di un percorso che, partendo dalle pagine di un romanzo, ha trovato nella serialità televisiva la sua espressione più compiuta e popolare, dimostrando come certe storie, benché concluse, continuino a vivere nella memoria di chi le ha seguite.




