Prima di noi, la saga dei Sartori si tuffa negli anni Settanta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Con la messa in onda delle nuove puntate, la fiction Rai 1 "Prima di noi", che vede Linda Caridi protagonista nel ruolo di Nadia, compie un salto temporale decisivo. La storia, partita dalle campagne friulane durante il primo conflitto mondiale – dove una donna sognatrice accoglie un disertore, Maurizio, costruendo con lui un legame destinato a durare – abbandona infatti le atmosfere della guerra per approdare alla modernità. La regia di Daniele Luchetti guida questo passaggio, lasciando sullo sfondo le vicende dei fondatori della famiglia per portare in primo piano le nuove generazioni, quelle nate dal boom economico.
Il testimone passa ai figli nella nuova Italia
È con la sesta e la settima puntata che la serie, tratta dal romanzo di Giorgio Fontana, sposta definitivamente il suo baricentro narrativo. L’arco temporale, che si snoda fino al 1978, raggiunge gli anni della contestazione e delle scelte radicali, un periodo in cui il conflitto generazionale diventa il motore della trama. Crescere, per i giovani Sartori, significa ora confrontarsi con un paese in rapida trasformazione e, inevitabilmente, prendere le distanze dal mondo e dai valori dei propri genitori. Questo slittamento di prospettiva, che domenica 25 gennaio porterà alla chiusura della serie, trasforma il racconto in una vera e propria storia di formazione corale.
Una storia italiana tra guerra e ricostruzione
La saga, che si definisce come un affresco appassionante di un’intera nazione attraverso le vicende di una singola famiglia, ricostruisce decenni cruciali. Partendo dal trauma della disfatta di Caporetto e dalla conseguente diserzione del protagonista maschile, il percorso narrativo abbraccia la ricostruzione post-bellica e il cosiddetto miracolo economico. La fiction, ambientando la propria epopea in un arco così ampio, restituisce il ritratto di un’Italia che, uscita lacerata dalla Grande Guerra – un evento narrativamente meno frequentato del secondo conflitto mondiale – trova faticosamente la sua strada verso la complessità della società contemporanea.
Dal romanzo allo schermo, la forza di una vicenda corale
La trasposizione televisiva del libro di Fontana mantiene intatta la sua natura di racconto collettivo, dove le vicende private si intrecciano costantemente con gli eventi storici nazionali. La scelta di dedicare spazio e approfondimento alla Prima Guerra Mondiale offre una prospettiva differente, concentrandosi sulle ferite profonde e sulle scelte individuali dettate da un conflitto che segnò l’inizio del secolo scorso. La forza della serie risiede proprio in questa capacità di mostrare, senza retorica, come le grandi ondate della storia finiscano per modellare i destini personali, le relazioni familiari e le scelte di vita di chi le attraversa.




