Prima di noi, la saga dei Sartori prosegue tra fabbriche e conflitti generazionali
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La narrazione corale di “Prima di noi”, tratta dall’omonimo romanzo di Giorgio Fontana e trasformata in immagini dai registi Daniele Luchetti e Valia Santella, prosegue il suo cammino su Rai 1, consolidando quel successo che aveva già portato oltre due milioni e mezzo di spettatori a seguire le vicende della famiglia. La serie, che si dipana attraverso un arco temporale amplissimo, dal 1917 al 1978, rappresenta non solo una complessa storia di formazione ma anche un affresco lirico e al tempo stesso preciso di un’Italia in trasformazione, raccontata attraverso le scelte e le eredità, spesso pesanti, che si tramandano di generazione in generazione.
Il salto nel tempo verso il boom
Dopo aver mostrato le origini, segnate dalla fuga dal fronte dopo la disfatta di Caporetto, e gli anni lacerati dal secondo conflitto mondiale, la storia compie ora un balzo in avanti decisivo. I nuovi episodi, in programmazione domenica 18 gennaio, accompagnano infatti lo spettatore nel cuore degli anni della ricostruzione e del successivo boom economico, un periodo in cui il Paese, come un organismo in febbrile crescita, mutò radicalmente il proprio volto sociale e geografico. Lo sfondo si sposta così dal Friuli rurale alla Torino delle grandi fabbriche, simbolo di un’industrializzazione che prometteva benessere ma che al contempo generava nuove tensioni e fratture.
Le lacerazioni dentro le mura domestiche
È proprio in questo contesto di cambiamento tumultuoso, che vede l’affermarsi dell’urbanizzazione e di stili di vita inediti, che gli equilibri all’interno della famiglia Sartori iniziano a scricchiolare. I figli, cresciuti in un’Italia radicalmente diversa da quella conosciuta dai loro genitori, cominciano a manifestare quel naturale conflitto generazionale che, però, in quegli anni assunse toni particolarmente aspri e carichi di significato storico. Le scelte di vita, le aspirazioni e le ribellioni dei più giovani vanno così a scontrarsi con la figura di Maurizio, il patriarca, diventando il perno drammaturgico di questa nuova fase della saga.
Una storia dentro la Storia
La forza del racconto, scritto da Giulia Calenda insieme agli stessi Luchetti e Santella, risiede proprio nella sua capacità di fondere intimamente il destino dei personaggi con le grandi correnti della Storia collettiva. La serie, senza bisogno di didascalismi, lascia che sia lo scorrere degli eventi nella vita dei Sartori a mostrare il passaggio dall’Italia contadina a quella industriale, fino ad accennare, nel suo percorso che giungerà al 1978, alle successive stagioni delle contestazioni e del malessere sociale. Si delinea così un affresco in cui il privato e il pubblico si specchiano continuamente, offrendo uno spaccato autentico e profondamente umano di come gli italiani, nelle loro case, abbiano vissuto e assorbito le rivoluzioni del Novecento.




