Prima di noi, la saga dei Sartori tra ricostruzione e tradimenti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Prosegue il racconto corale di "Prima di noi", la fiction che Rai1 propone domenica 18 gennaio e che, tratta dal romanzo di Giorgio Fontana, intreccia con abilità le vicende di una famiglia con la Grande Storia del Paese. Dopo aver narrato le origini e la fuga dal fronte di Maurizio durante la disfatta di Caporetto, la serie, che può essere considerata una sorta di "Amica geniale" del Nord-Est, si addentra ora in una fase cruciale: quella della ricostruzione postbellica e del successivo boom economico, un'epoca di trasformazioni profonde che ridefinirà anche gli assetti interni ai Sartori. L'ambientazione, lontana dai più consueti scenari romani o napoletani e radicata tra Friuli e Veneto, contribuisce a restituire uno spaccato autentico di un'Italia dove la fatica quotidiana era la norma e l'autonomia delle donne, specie in assenza degli uomini, una necessità imprescindibile.
La terza serata e il salto negli anni del benessere
La programmazione di domenica, che prevede gli episodi cinque e sei, accompagna infatti lo spettatore attraverso gli anni in cui la nazione muta radicalmente il proprio volto, tra industrializzazione e nuovi costumi. È in questo contesto di cambiamento accelerato che le dinamiche familiari vengono sottoposte a tensioni inedite, mettendo alla prova legami che erano stati forgiati nelle difficoltà di periodi più bui. La narrazione, evitando di concentrarsi su un singolo protagonista, esplora le diverse prospettive dei componenti del clan, mostrando come ognuno di loro reagisca alle opportunità e alle sfide di un'epoca che prometteva benessere ma che, al contempo, scavava solchi generazionali e ideologici. Alcuni di loro troveranno la propria strada nelle fabbriche in espansione, mentre altri rimarranno ancorati a modelli di vita tradizionali, in un contrasto che riflette le divisioni di un'intera società.
Il peso delle scelte narrative e la svolta degli episodi precedenti
La serie non ha tuttavia timore di compiere scelte narrative audaci, come dimostrato nelle puntate trasmesse in precedenza, che hanno suscitato una forte reazione nel pubblico. In quelle occasioni, il personaggio di Maurizio, dopo aver affrontato le conseguenze di un proprio tradimento, ha incontrato una fine inaspettata, una conclusione la cui natura simbolica è stata oggetto di discussione. Quel passaggio ha segnato un punto di non ritorno, spingendo la famiglia a confrontarsi con gli anni Trenta e con l'ascesa del regime fascista, un periodo segnato da lutti e da ansie crescenti che hanno ulteriormente plasmato il destino dei Sartori. La fiction, quindi, non indulge in una rievocazione nostalgica ma tratteggia, anche attraverso eventi luttuosi trattati con rispetto e senza cadere nel dettaglio esplicito, la durezza di un'epoca in cui le esistenze potevano essere spezzate dalle contingenze storiche o dalle conseguenze delle azioni personali.
Una storia italiana tra epica familiare e realtà sociale
Il percorso di "Prima di noi", che abbraccia un arco temporale che dal 1917 giunge fino al 1978, si conferma così come un ambizioso affresco che fonde la dimensione intima della formazione dei personaggi con le evoluzioni della collettività nazionale. La forza del racconto risiede proprio nella sua capacità di mostrare come gli eventi macroeconomici e politici, dal miracolo industriale alle dittature, riverberino i loro effetti nella sfera privata, alterando destini individuali e ridefinendo i concetti stessi di legame e appartenenza. La serie, attraverso le sue vicende, restituisce la complessità di un'Italia che correva verso la modernità, portandosi dietro, a volte a fatica, il bagaglio di sofferenze, speranze e contraddizioni di chi era venuto "prima di noi".




