Tiziano Ferro, la notte di San Siro che zittisce i social
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo una campagna di disinformazione virale alimentata da spezzoni di pochi secondi – nei quali, come spesso accade nei meccanismi perversi dei social network, veniva giudicata un'ora e mezza di spettacolo – Tiziano Ferro ha risposto nel migliore dei modi ieri sera, 6 giugno, salendo sul palco di San Siro. La "data zero" di Lignano aveva scatenato l'ondata di polemiche: si parlava di presunte difficoltà vocali, di un artista in apparente affanno e, dettaglio squisitamente futile se non fosse per la cattiveria che lo anima, di fantomatici problemi legati al peso.
Ebbene, il tempio milanese del calcio, gremito in ogni ordine di posto per la prima delle due date sold out, ha assistito a una performance che ha ribaltato ogni narrazione tossica. L’unica voce che conta, qui, è quella di 60mila persone che hanno cantato ogni parola.
La macchina dei pregiudizi si scontra con la realtà del live
Chi si aspettava un artista in difficoltà ha dovuto presto ricredersi. Ferro, apparso puntuale alle 21:00 con una giacca nera tempestata di cristalli, ha dato il via alla maratona con “Sono un grande”, title track dell’ultimo album, dimostrando immediatamente un controllo del palco che pochi posseggono. A quarantasei anni, e dopo aver affrontato un nodulo alle corde vocali come raccontato recentemente, l’artista ha retto perfettamente le oltre due ore e mezza di spettacolo.
La verità, come spesso accade, è vittima dei meccanismi di brevissima attenzione: quei video virali che mostravano momenti di stanchezza o l'uso di basi pre-registrate (tecnicamente le "backing vocals", necessarie per ricreare gli effetti in multitraccia di alcuni brani) erano solo un frammento insignificante di una serata di quasi trentasette canzoni. Non solo il cantante è sembrato in forma smagliante, ma la sua resistenza vocale, a tratti messa alla prova da coreografie serrate, non ha mai compromesso l’intensità delle hit.
Una scaletta da "Greatest Hits" che attraversa un quarto di secolo
Lo show, suddiviso idealmente in tre atti, è stato un viaggio cronologico inverso nella discografia dell’artista, come lui stesso aveva anticipato. Se i primi brani hanno dato spazio al nuovo corso (“Cuore rotto”, “Fingo&Spingo”), è stato subito un susseguirsi di emozioni con “Accetto miracoli” e la dedica affettuosa a Milano, definita la sua “seconda casa”. Tra i momenti di grazia assoluta, spiccano l’esecuzione di “Sere nere” e “Non me lo so spiegare”, elevate a cori collettivi che hanno fatto tremare le gradinate.
La produzione, curata nei minimi dettagli, ha visto un palco profondissimo dominato da tre mega schermi e una passerella lunga ventiquattro metri che permetteva a Ferro di abbracciare idealmente tutto il pubblico. La sorpresa della serata è stata l’arrivo di Lazza, con il quale ha duettato nella nuova versione di “Xddono” – una celebrazione dei venticinque anni di quel brano che nel 2001 cambiò la storia della musica italiana.
A chiudere il cerchio, proprio la versione originale di quella canzone: un momento di pura catarsi che ha cancellato ogni residuo dubbio sulla longevità artistica di Ferro.
L’omaggio a Milano e la smentita delle voci più volgari
Nel fitto susseguirsi di successi, da “Imbranato” a “Alla mia età”, Ferro si è concesso una pausa narrativa per ringraziare la città. Con un filo di voce, spezzato dall’emozione solo in un brevissimo istante durante “La fine”, ha confessato di non sapere se questi saranno gli ultimi concerti in questo stadio, regalando un momento di sincera fragilità che ha stretto il cuore dei presenti. Niente a che vedere con l’immagine dell’artista costantemente in lacrime e fuori controllo che i troll dei social avevano dipinto nei giorni scorsi.
La serata ha infatti rappresentato una netta presa di distanza dalla cultura del body shaming e del giudizio superficiale: Ferro si è mosso sicuro, carismatico, cantando rigorosamente dal vivo. Il corpo di ballo, diretto da Carlos Kamizele, lo ha supportato in coreografie complesse, ma è stata la sua capacità di riarrangiare in chiave acustica il ritornello di Raffaella Carrà – con la voce della stessa icona che risuonava nello stadio – a consegnare il momento più alto di lirismo della serata.
In definitiva, l’appuntamento di ieri ha ripristinato un ordine dei fatti che i social avevano volutamente distorto. Davanti a 60mila persone, Tiziano Ferro ha dimostrato che la sostanza dello spettacolo dal vivo non si può ridurre a un video di pochi secondi: occorre viverlo, respirarlo, condividerlo sotto il palco, per capire davvero quale sia la distanza incolmabile che separa la realtà dall’odio digitale.




