Venezuela, la disponibilità di Caracas sul greggio sequestrato e il controllo di Washington
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Redazione Esteri
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Il segretario di Stato Marco Rubio ha comunicato che l’amministrazione ad interim venezuelana, sotto la guida di Delcy Rodríguez, sta cooperando attivamente sulla questione delle due petroliere sottratte, avanzando la richiesta esplicita che il loro carico di greggio venga integrato nell’accordo in via di definizione. Una proposta che giunge, peraltro, nonostante una delle unità navali, la Marinera, si trovi attualmente senza petrolio a bordo. Questa apertura, che si manifesta in un quadro politico rigidamente orchestrato dalla Casa Bianca, è stata chiaramente inquadrata dallo stesso governo statunitense, il quale ha ribadito come le scelte dell’Esecutivo provvisorio vengano interamente “dettate dagli Stati Uniti”.
Le mosse di Trump e il quadro giuridico internazionale
L’operazione militare statunitense in territorio venezuelano, ampiamente ritenuta illegittima tanto dalla comunità internazionale quanto rispetto alle norme interne che regolano l’impiego delle forze armate, è stata condotta senza il previo coinvolgimento del Congresso, bypassando la consueta procedura per gli atti di ostilità. L’intervento, che segna un ritorno a dinamiche di intervento diretto, si colloca in una fase politica nella quale l’amministrazione Trump sembra voler ridefinire con metodi drastici le relazioni con i paesi dell’emisfero occidentale.
La reazione dei mercati finanziari alla crisi
Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, l’azione militare e la destituzione forzata del leader non hanno provocato contraccolpi negativi sui principali listini azionari, i quali hanno mantenuto una sostanziale stabilità. Al contrario, le borse dei paesi sudamericani hanno registrato performance positive, con l’indice di Caracas che, addirittura, ha fatto segnare un incremento del 148% a partire dalla fine di dicembre. Il Messico ha toccato livelli record, mentre il Brasile continua a essere considerato un mercato attraente dagli investitori, i quali ritengono la regione strategicamente troppo importante per poterne prescindere.
Il potenziale petrolifero venezuelano al centro degli interessi
All’origine dell’interesse statunitense vi è, innegabilmente, l’immenso bacino di risorse energetiche che il paese possiede: si stimano, infatti, oltre 303 miliardi di barili di riserve accertate di greggio, le più cospicue a livello globale, il cui valore lordo può essere calcolato in svariate migliaia di miliardi di dollari alle quotazioni correnti. Tali giacimenti, concentrati nella fascia dell’Orinoco, rappresentano un tesoro di inestimabile valore, sebbene la loro piena valorizzazione sia attualmente impedita da un apparato estrattivo e infrastrutturale vetusto e gravemente trascurato, condizione che ne ha limitato lo sfruttamento negli ultimi decenni.




