Stellantis chiude stabilimenti, l’allarme di De Rosa: "Crisi green rischia di affossare l’auto italiana"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’industria automobilistica italiana, stretta tra i costi energetici alle stelle e normative ambientali sempre più rigide, naviga in acque pericolose. A lanciare l’allarme è Domenico De Rosa, ceo del Gruppo Smet, che in un’intervista denuncia come le scelte di Stellantis, dettate da quella che definisce "un’ideologia green", rischino di compromettere non solo la produzione ma l’intero indotto. "Si sta sacrificando un settore chiave sull’altare della transizione ecologica", afferma, sottolineando come le politiche europee, se non bilanciate, possano portare a un collasso del comparto.

D’altronde, le parole di Jean Philippe Imparato, responsabile Europa di Stellantis, non lasciano spazio a interpretazioni: "Siamo a pochi mesi da un disastro". Il riferimento è alle sanzioni che il gruppo rischia di incassare – fino a 2,6 miliardi entro il 2027 – qualora non riuscisse a incrementare le vendite di veicoli elettrici, oggi frenate da una domanda fiacca e da infrastrutture ancora inadeguate. Intanto, però, gli stabilimenti tradizionali pagano il prezzo più alto. A Cassino, dove si assemblano Alfa Romeo Giulia e Stelvio, nel 2025 si è lavorato appena 61 giorni, con oltre 50 di stop, un calo che replica quello del 2024 e che lascia intravedere un trend preoccupante.

A tremare è anche l’indotto, come ricorda Giuseppe La Rana, direttore di Assovasto, consorzio che riunisce un centinaio di aziende del Chietino legate a doppio filo alle commesse di Stellantis. "Se la produzione si ferma, a cascata si blocca tutto", avverte, evidenziando come il rischio non sia solo occupazionale ma sistemico. Senza un ripensamento delle strategie industriali, che tenga conto dei tempi reali del mercato e delle capacità produttive, il settore rischia di trovarsi davanti a un bivio senza uscita.

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