Irina Shayk a Sanremo, la pista dell’Ariston dopo quelle di Fiorano: motori e passerelle per la co-conduttrice di Conti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è chi scende le scale del teatro Ariston, c’è chi invece è abituata a percorrere i rettilinei del circuito di Fiorano, quello steso asfalto rosso Ferrari dove il rombo dei motori si mischia da sempre allo scatto dei flash; Irina Shayk, annunciata da Carlo Conti per la terza serata del Festival di Sanremo 2026 – quella di giovedì 26 febbraio, dove affiancherà Laura Pausini – porta con sé un curriculum che travalica i confini della moda per addentrarsi in un territorio, quello dell’automotive, che le è diventato familiare ben prima della kermesse ligure -1-5-6. Non si tratta, è bene chiarirlo subito, della classica incursione patinata di una celebrity prestata a uno spot: quando nell’aprile del 2024 Vogue Italia la immortalò sulla pista di Fiorano, accanto a Charles Leclerc e Carlos Sainz, la modella russa indossava – o forse sarebbe meglio dire interpretava – capi della collezione Ferrari disegnata da Rocco Iannone, ibridando l’estetica racing con l’alta sartoria -2-7. Lo shooting, dal Titolo eloquente “Seguimi in pista”, la ritraeva con un casco Dainese stretto tra le dita, oppure sdraiata su una pista in miniatura con una tuta Rick Owens, quasi a suggerire che l’eleganza può convivere con la meccanica senza necessariamente snaturarsi -2.
La scelta di Conti, dunque, assume una profondità ulteriore: non ci si trova di fronte alla semplice sostituzione del comico Andrea Pucci – il cui forfait, dopo polemiche e dichiarazioni incrociate tra il sindaco Sala e il presidente La Russa, ha lasciato un vuoto che necessitava di una copertura internazionale – ma si assiste al coronamento di un interesse mai sopito del direttore artistico per la top model, già corteggiata per Sanremo nel lontano 2015 -5-9. Allora fu un’occasione sfumata, complice l’agenda fitta di una donna che nel frattempo alternava passerelle per Givenchy e Burberry ai set cinematografici di “Hercules – Il guerriero” accanto a Dwayne Johnson, senza dimenticare le copertine di Vogue Spagna in coppia con l’allora compagno Cristiano Ronaldo -4-10.
Eppure, di quella ragazza nata a Emanželinsk, cittadina industriale russa dove il padre minatore morì quando lei aveva quattordici anni, resta intatta la disciplina della pianista mancata – sei anni di lezioni, sette di scuola musicale – e una laurea in marketing abbandonata presto per seguire la sorella maggiore in una scuola di estetica, luogo imprevisto in cui un talent scout locale ne intuì le potenzialità -3-6-8. Oggi, a quasi quarant’anni, la supermodella incarna una trasversalità che il mercato dello spettacolo premia: musa di Ermanno Scervino per la primavera-estate 2026, testimonial recente di Dolce & Gabbana a Napoli, volto di L’Oréal e di una dozzina di maison, Shayk non ha mai reciso il cordone con quel mondo dei motori che le ha permesso di emergere come icona pop anche al di fuori delle riviste specializzate -3-8.
Il ritorno delle curve sull’asfalto, dal Cavallino al palco
Se la pista di Fiorano rappresenta il tempio laico della velocità italiana, il palco dell’Ariston ne costituisce l’equivalente mediatico, un circuito mediatico dove la conduzione corale della seconda serata – con Pilar Fogliati, Achille Lauro, Lillo Petrolo e Gianluca Gazzoli – lascerà spazio il giovedì a un’altra alchimia, quella tra una modella che ha posato per Steven Meisel e Luigi & Iango e un cantautore come Eros Ramazzotti, ospite fisso di quella stessa serata a compimento di un cerchio iniziato nel 1984 con Pippo Baudo -4-5. Non è secondario, in questa architettura, il fatto che Shayk abbia legato il suo nome a campagne pubblicitarie di abbigliamento tecnico e sportivo, dagli stivali Alpinestars ai caschi Dainese, quasi a costruire un guardaroba funzionale alla doppia natura del personaggio: quella da red carpet e quella, più istintiva, legata all’adrenalina dei bolidi -7.
Carlo Conti, che nei suoi annunci social l’ha definita «una delle donne più belle del mondo» aggiungendo una sottolineatura – «bravissima attrice» – non casuale per chi ha collezionato apparizioni tra cinema e videoclip, da Kanye West a Romeo Santos, affida alla supermodella russa un compito preciso: riportare Sanremo in un’orbita globale, quella stessa che nel 2014 la vide conduttrice della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Soči -3-6-8. E se l’eco delle polemiche attorno al comizio fuori programma di Pucci si è ormai spenta, sostituita dalle polemiche parallele tra maggioranza e opposizione sul politicamente corretto a tavola, il Festival imbocca una strada lastricata di lustrini ma anche di una preparazione che poeti conoscono: quella di una donna che, dalle ristrettezze della provincia sovietica, ha costruito un impero senza mai dimenticare gli studi economici lasciati a metà, forse proprio perché la scrittura – quella vera, personale – le appartiene più delle formule -3-9.




