Cittadinanza italiana, la riforma divide la maggioranza: polemiche sugli oriundi e ius sanguinis
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il Consiglio dei Ministri ha approvato una riforma che modifica radicalmente le regole per l’acquisizione della cittadinanza italiana, in particolare per i discendenti degli emigrati all’estero. Il provvedimento, presentato come un modo per «tutelare i veri cittadini italiani», secondo le parole del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha scatenato tensioni nella maggioranza, con la Lega che chiede revisioni e Forza Italia in posizione difensiva.
La nuova normativa restringe l’applicazione dello ius sanguinis, meccanismo finora utilizzato da migliaia di persone con antenati italiani per ottenere il passaporto senza aver mai risieduto nel Paese o dimostrato una conoscenza adeguata della lingua. Una stretta che avrà ripercussioni anche in ambito sportivo, limitando l’ingresso di oriundi nelle Nazionali, pratica diffusa soprattutto nel calcio.
A far discutere, però, sono state le dichiarazioni del deputato leghista Dimitri Coin, che ha criticato l’approccio selettivo del governo: «Singolare che si vogliano penalizzare discendenti di veneti, lombardi o friulani, spesso di cultura cattolica, mentre si pensa di concedere la cittadinanza a immigrati di fede islamica». Un attacco che ha riaperto frizioni tra i due partiti, nonostante durante il CdM non fossero emerse opposizioni pubbliche.




