Schumacher attacca la Ferrari: "Dopo il 2019, che tenga la bocca chiusa"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il dibattito tecnico che anima il paddock in vista del mondiale 2026, il cui regolamento è stato concepito per riequilibrare le forze in campo, ha assunto toni aspri e personali. Mentre il team principal della Mercedes, Toto Wolff, ribadisce con veemenza la legalità della nuova Power Unit sviluppata dal suo team — definendo le critiche “strumentali” e invitando gli altri a “darsi una mossa” —, una voce fuori dal coro, e per di più legata a doppio filo al passato della Scuderia di Maranello, si è levata con un’inattesa durezza. Ralf Schumacher, il quale ha vissuto in prima persona l’epoca d’oro del fratello Michael con il Cavallino, ha infatti rivolto un secco attacco alla Ferrari, colpevole, a suo dire, di alzare il livello delle polemiche.

La polemica sul "trucco" Mercedes

Al centro della contesa, che vede schierati contro la casa di Stoccarda anche colossi come Audi e Honda, vi è un presunto espediente ingegneristico relativo al rapporto di compressione del motore. I rivali sostengono che i tecnici Mercedes, i quali vantano una lunga tradizione di innovazione spesso al limite del regolamento, abbiano individuato una scappatoia, sfruttando la dilatazione termica dei componenti a motore acceso per ottenere una potenza stimata in quindici cavalli in più, un vantaggio non da poco se tradotto in tre decimi per giro. Una differenza che, come sanno bene gli addetti ai lavori, può valere la pole position o condannare al ruolo di gregari.

Le parole di Schumacher e il contesto

È in questo clima già surriscaldato che si inserisce l’intervento di Schumacher, il quale, pur non entrando nel merito tecnico della questione — questione sulla quale la Federazione Internazionale dell’Automobile pare, per ora, aver dato parere positivo dopo una comunicazione “molto positiva” —, ha puntato il dito contro l’atteggiamento della Ferrari. “Dopo il 2019”, ha affermato l’ex pilota in un commento che non ha lasciato spazio a interpretazioni, “che tenga la bocca chiusa”. Un riferimento chiaro, e per molti aspetti bruciante, al lungo periodo di difficoltà tecniche e di risultati deludenti vissuto dalla scuderia italiana dopo l’ultimo Titolo piloti conquistato, appunto, sedici anni fa. Una dichiarazione che sembra voler rimarcare come, in un ambiente dove l’innovazione è la vera moneta di scambio, le proteste risultino poco credibili se non sostenute dalla competitività in pista.

Lo scenario di una guerra tecnica

La situazione, per molti versi, ricorda antiche guerre sportive, dove le accuse di illegalità si mescolano alla battaglia psicologica e alla ricerca di ogni minimo vantaggio. Wolff, dal canto suo, ha difeso il lavoro dei suoi ingegneri con la sicurezza di chi ritiene di avere la legge dalla propria parte, sottolineando come ogni aspetto del propulsore sia stato condiviso e approvato nel pieno rispetto delle norme. Resta il fatto che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, la strada per il 2026 si prospetta irta di controlli tecnici ancora più stringenti e di un confronto che, partito dalle sale di progettazione, si deciderà però soltanto sull’asfalto dei circuiti, l’unico luogo dove le prestazioni, al di là di ogni polemica, parlano un linguaggio incontrovertibile.

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