Caro carburante, la protesta di camionisti e agricoltori contro i rincari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il caro carburante ha spinto autotrasportatori e agricoltori a Foggia ad annunciare una mobilitazione contro l’aumento dei costi del gasolio, con il fermo autonomo dei mezzi previsto dall’11 ottobre. La protesta nasce dall’impatto dei rincari sulle attività che dipendono quotidianamente dai carburanti, dai camion utilizzati per il trasporto delle merci ai mezzi agricoli impiegati nei campi.

Gasolio più caro, aumentano i costi per chi lavora con i mezzi

Gli aumenti del carburante stanno incidendo sui bilanci di molte categorie professionali. Secondo l’Ufficio studi della CGIA, negli ultimi sette mesi la benzina è cresciuta del 29% mentre il diesel ha registrato un incremento del 36%, con effetti particolarmente pesanti per camionisti, tassisti e agenti di commercio. Per questi lavoratori il carburante rappresenta una voce di spesa direttamente collegata alla possibilità di svolgere l’attività quotidiana.

Nel settore agricolo il gasolio viene utilizzato per una parte significativa delle operazioni legate alla produzione, mentre nell’autotrasporto il costo del rifornimento incide sul funzionamento dei mezzi pesanti e sulla gestione delle consegne. La difficoltà riguarda soprattutto le imprese più piccole, che hanno margini ridotti e spesso non riescono a trasferire integralmente gli aumenti sui prezzi dei servizi offerti.

La mobilitazione annunciata in provincia di Foggia

Gli autotrasportatori e gli agricoltori foggiani hanno programmato il fermo dei mezzi presso quattro presidi: i distributori La Torre, Freeway, Esso Ripalta e Green Park. La protesta coinvolge mezzi agricoli e mezzi pesanti, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’aumento delle spese sostenute dalle aziende per il carburante.

Il malcontento sul caro carburanti ha interessato anche altri territori e settori. In diverse aree italiane agricoltori, trasportatori e tassisti hanno segnalato difficoltà legate alla crescita dei costi operativi, chiedendo interventi capaci di ridurre il peso del gasolio sulle attività economiche.

Accise e interventi pubblici sul prezzo dei carburanti

Per contenere gli effetti dei rincari, il governo ha adottato misure sulle accise e strumenti fiscali destinati ai comparti più esposti. Secondo la CGIA, gli interventi complessivi messi in campo hanno superato i 2,6 miliardi di euro, comprendendo riduzioni delle imposte sui carburanti e crediti d’imposta rivolti ai settori che dipendono maggiormente dal gasolio.

La discussione riguarda anche il ruolo dell’Unione europea nelle politiche di sostegno ai Paesi membri durante la fase di aumento dei prezzi energetici. La CGIA ha evidenziato il confronto con il 2022, quando furono introdotte maggiori possibilità di intervento sui bilanci pubblici dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Nel comparto dei trasporti il problema non riguarda soltanto il prezzo alla pompa, ma anche la liquidità necessaria per anticipare le spese: il carburante viene pagato immediatamente, mentre gli incassi per i servizi di trasporto possono arrivare con tempi molto più lunghi.

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