Napoli, scaffali vuoti e tir fermi: la protesta dei camionisti arriva nei supermercati
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Redazione Interno
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Le immagini che circolano da Napoli in queste ore mostrano banchi frutta e verdura deserti, corsie presidiate da cartelli con la scritta "esaurito" e una sensazione di precarietà che raramente si vede sugli scaffali di una grande città. La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio, iniziata venerdì 16 ottobre e dilagata in tutto il Mezzogiorno, ha smesso di essere una questione legata soltanto alle autostrade e ai caselli. È diventata un fatto che riguarda la spesa quotidiana, il rifornimento dei distributori e, a cascata, la tenuta di interi comparti produttivi.
I blocchi tra Caserta e Napoli e la catena logistica spezzata
Il nodo logistico della Campania si è inceppato in corrispondenza dell'area industriale di Carinaro, nel Casertano, dove da giorni le operazioni di carico e scarico delle derrate alimentari destinate alla grande distribuzione sono rimaste ferme. I tir presidiano gli accessi agli interporti di Maddaloni-Marcianise e bloccano a singhiozzo gli svincoli dell'A1 e dell'A30, con code che nel pomeriggio di lunedì hanno superato gli otto chilometri tra il bivio Caserta-Salerno e Santa Maria Capua Vetere.
Il risultato è che i prodotti freschi, quelli che non possono aspettare, sono i primi a sparire dai banchi. Pesce, latte, farina e ortofrutta registrano le carenze più evidenti, mentre le scorte di magazzino per i prodotti a lunga conservazione riescono ancora a coprire qualche settimana di vendite.
Lo stop alla Stellantis di Atessa e la semola che non arriva
L'effetto a catena ha colpito anche la manifattura. Lo stabilimento Stellantis di Atessa, il più grande polo europeo per i veicoli commerciali, ha comunicato al comitato esecutivo di Fim e Uilm il fermo produttivo per il secondo turno di lunedì 19 ottobre, con l'eccezione dei reparti Ckd e Finizione-Conversion Center, perché le forniture di materiale non riescono a raggiungere la Val di Sangro. La giornata persa, secondo i sindacati, verrà recuperata nei prossimi giorni, ma l'episodio misura la fragilità di una filiera che dipende dal trasporto su gomma per qualsiasi componente.
Sul versante alimentare, la catena della pasta mostra lo stesso punto debole: La Molisana ha ridotto drasticamente la produzione ricorrendo alle scorte di semola già presenti in magazzino, mentre Rummo e Garofalo si trovano nella stessa condizione perché i tir carichi di semola partiti dai molini pugliesi non riescono a raggiungere gli stabilimenti. La semola di grano duro, del resto, deve essere lavorata entro tempi brevi dalla macinazione, e il grano resta fermo nei silos del Sud mentre i pastifici del Centro-Sud rallentano i ritmi.
I distributori a secco e il quadro delle regioni coinvolte
Accanto ai supermercati, la protesta sta prosciugando anche la rete dei carburanti. In Calabria e Puglia diversi impianti sono rimasti senza benzina e diesel, con cartelli di "tutto esaurito" esposti agli ingressi e code alle pompe ancora rifornite. La mobilitazione non è uniforme: la Sicilia registra il fermo dei semirimorchi nei porti, la Basilicata presidi lungo la Statale 106 Jonica e la Bradanica, la Puglia blocchi a singhiozzo negli snodi strategici della logistica intorno a Foggia, Cerignola, Andria e Corato.
Il porto di Napoli ha visto rallentare il transito dei mezzi pesanti diretti agli imbarchi, con possibili ripercussioni sui collegamenti commerciali verso Ischia, Capri e Procida. Le sigle degli autotrasportatori chiedono al governo un intervento sul prezzo del gasolio e lo sblocco degli aiuti promessi mesi fa, quantificati in circa 440 milioni di euro, mentre l'incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini è stato anticipato a martedì 20 ottobre.
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