Tir, lo sblocco parziale non basta: scaffali vuoti e danni nelle filiere del fresco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il parziale sblocco della circolazione dopo le proteste degli autotrasportatori apre una nuova fase dell'emergenza in Puglia, ma non chiude la partita dei rifornimenti. Mentre si attende la ripresa delle consegne, che sarà comunque graduale alla luce dello sblocco solo parziale, comincia la conta dei danni provocati dai giorni di blocco, con prodotti alimentari e altre merci rimasti fermi nei depositi e sui mezzi di trasporto.

Le filiere del fresco sotto pressione

A rischiare le perdite maggiori sono le filiere dei prodotti freschi, dall'ortofrutta al latte, fino ai fiori e alle piante ornamentali. In Puglia Coldiretti ha chiesto un intervento urgente alla Prefettura di Bari per scongiurare la paralisi delle attività agricole e zootecniche: il comparto lattiero-caseario è quello più esposto, perché i caseifici dispongono di una capacità di stoccaggio limitata e, senza un rapido ripristino della movimentazione, rischiano di non poter più ricevere il latte conferito dagli allevatori.

Le difficoltà coinvolgono anche ortofrutta, olive e vino, in una fase delicata delle rispettive campagne stagionali, con prodotti deperibili bloccati nei depositi o sui mezzi e il rischio concreto di perdite economiche per le imprese.

Scaffali vuoti dal Sud al Centro-Nord

La protesta degli autotrasportatori, partita dalla Puglia, sta producendo effetti ben oltre i confini del Mezzogiorno. Nel Sud Italia i disagi sono già evidenti: scaffali vuoti, prodotti freschi introvabili, distributori di carburante a secco e consegne sempre più difficili. Ma le conseguenze della mobilitazione cominciano a farsi sentire anche nel resto del Paese, soprattutto nel Lazio e in Lombardia, dove arrivano con maggiore difficoltà i prodotti ortofrutticoli provenienti dal Sud.

A mancare nei supermercati sono soprattutto i beni che richiedono consegne frequenti: frutta, verdura, latte, latticini, carne, pane e salumi.

Il caso Campania e i blocchi nei magazzini

Anche a Caserta e provincia si svuotano gli scaffali dei supermercati. Dopo che il blocco degli autotrasportatori ha raggiunto anche la Campania e gli svincoli di Caserta Nord e Caserta Sud, i supermarket della provincia campana vedono drasticamente ridursi le proprie scorte: frutta e verdura, ma anche carne e latticini scarseggiano, e i consumatori sono costretti a girare più esercizi commerciali, spesso senza riuscire comunque a trovare gli alimenti di cui necessitano.

Nell'area industriale di Carinaro, nel Casertano, sono state fermate le operazioni di carico e scarico nei magazzini della grande distribuzione, impedendo l'arrivo delle merci nei punti vendita. Il presidente regionale di Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, ha riferito che le scorte di alcune catene si sono ridotte fino al 50% e che, senza una ripresa rapida delle consegne, i prodotti freschi potrebbero mancare del tutto in pochi giorni.

La tregua parziale e i presidi ancora attivi

Dopo l'incontro a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, gli autotrasportatori pugliesi hanno revocato i blocchi solo parzialmente. Antonio Mansi, rappresentante della delegazione pugliese, ha spiegato che le merci deperibili saranno portate a destinazione, ma che i presidi restano attivi in attesa della nuova riunione fissata per il 27 ottobre: «Il blocco è stato fatto per una mancanza di liquidità sul lavoro. Oggi abbiamo raggiunto un piccolo accordo e si sono messi a disposizione sia il ministro che tutta la sua squadra».

I campani hanno invece annunciato che i blocchi proseguiranno almeno fino al nuovo incontro con il Governo, mentre i siciliani hanno revocato il fermo mantenendo lo stato di agitazione. Sul tavolo ci sono 480 milioni di euro per azzerare le domande di credito d'imposta presentate fino al 30 agosto, risorse annunciate dal viceministro Edoardo Rixi.

Le stime economiche e i rischi a valle

Confcommercio Sicilia ha quantificato in una forbice tra i 40 e i 50 milioni di euro l'impatto economico del fermo della movimentazione nei cinque giorni di protesta, considerando la grande distribuzione e la filiera del fresco.

La stima è articolata: tra i 20 e i 25 milioni deriverebbero dalle vendite mancate nei reparti ortofrutta, macelleria, latticini e prodotti refrigerati; tra i 12 e i 15 milioni dai costi sostenuti da piattaforme logistiche e centri di distribuzione per il blocco operativo, i ritardi e l'accumulo di semirimorchi; il valore dei prodotti a rischio deterioramento è infine valutato tra gli 8 e i 10 milioni.

Nel Lazio, al Centro agroalimentare di Roma, vengono segnalate difficoltà per prodotti come peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori, mentre in Lombardia alcune tipologie di frutta e verdura provenienti dal Sud arrivano con ritardo o in quantità ridotte.

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