Giornata del sollievo, Schillaci rilancia le cure palliative: "Diritto fondamentale e atto di rispetto"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   "Offrire sollievo dal dolore, accompagnare con competenza e umanità chi affronta malattie inguaribili, sostenere le famiglie in uno dei momenti più delicati dell’esistenza: tutto questo non è solo un atto di cura, ma un’espressione di civiltà". Con queste parole, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato l’importanza delle cure palliative in occasione della Giornata nazionale del sollievo, che si celebra oggi, 25 maggio. Un appuntamento istituito nel 2001 su iniziativa della Fondazione Gigi Ghirotti e della Conferenza delle Regioni, con l’obiettivo di diffondere una cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale, spesso trascurata nel dibattito pubblico.

Schillaci ha annunciato che, anche per il 2025, il Fondo per le cure palliative sarà incrementato di 10 milioni di euro, risorse destinate a potenziare la rete assistenziale e a garantire l’applicazione della legge 38 del 2010, che riconosce il diritto alla terapia del dolore e alle cure palliative come parte essenziale dei Livelli essenziali di assistenza. "Si tratta di un impegno ineludibile per una società che voglia definirsi inclusiva", ha aggiunto il ministro, ribadendo che l’accesso a queste terapie non dovrebbe essere un privilegio, ma una garanzia per tutti.

La giornata, oltre a richiamare l’attenzione sulle necessità dei malati inguaribili, punta a sensibilizzare il personale sanitario sull’importanza di un approccio globale, che non si limiti agli aspetti clinici ma includa anche il sostegno psicologico e sociale. Le Asst, le aziende socio-sanitarie territoriali, sono in prima linea in questo sforzo, con équipe multidisciplinari che operano sia negli ospedali che a domicilio, cercando di alleviare il più possibile la sofferenza dei pazienti e delle loro famiglie.

Non mancano, tuttavia, le criticità. Sebbene la legge 38 abbia rappresentato un passo avanti significativo, la sua attuazione non è omogenea sul territorio nazionale, con differenze marcate tra Nord e Sud e tra grandi città e aree periferiche. Inoltre, la formazione degli operatori e l’integrazione tra servizi sanitari e sociali restano nodi cruciali da sciogliere.

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