Sollicciano, il gip: «Muffa e topi, 446 detenuti hanno chiesto aiuto»
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Redazione Interno
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Sono 446 i reclami presentati da altrettanti detenuti del carcere di Sollicciano al tribunale di sorveglianza di Firenze, nell'arco di tre anni. Un numero imponente che, da solo, restituisce la temperatura di un istituto penitenziario ormai al collasso, dove le condizioni di detenzione sono degenerate al punto da spingere centinaia di persone a denunciare formalmente quanto accade all'interno delle mura. A questi si aggiungono sette suicidi consumati tra il 2023 e febbraio 2026 e 195 tentati suicidi nello stesso periodo, cifre che raccontano una sofferenza diffusa e ormai strutturale.
Un'ordinanza che non si voleva far leggere
Il quadro emerge dall'ordinanza del gip Alessandro Moneti, datata fine maggio, un provvedimento che la procuratrice capo Rosa Volpe ha scelto di non diffondere ai giornalisti, alimentando un alone di riserbo su documenti che, pure, descrivono con dovizia di particolari il degrado di Sollicciano. Le carte dell'inchiesta della procura di Firenze, che includono testimonianze, sopralluoghi e una mole di denunce scritte, fotografano una realtà in cui muffa, topi e infiltrazioni d'acqua sono diventati il pane quotidiano per chi vive ristretto in quei reparti.
Il gip ha ricostruito la parabola discendente del penitenziario fiorentino, mettendo nero su bianco il divario tra ciò che la legge imporrebbe e ciò che, giorno dopo giorno, i detenuti sono costretti a sopportare.
I lavori fantasma e il cantiere fermo da oltre quattro anni
A rendere ancora più amaro il quadro è la vicenda dei lavori di manutenzione, banditi nel settembre 2017 per un importo di circa 2,5 milioni di euro. L'intervento prevedeva la sistemazione delle coperture e delle facciate dei reparti detentivi, la revisione delle sottocentrali termiche e la realizzazione delle dorsali degli impianti idrico-sanitari. Invece, come si legge nell'ordinanza, i lavori sono stati eseguiti solo parzialmente e poi sospesi, con una spesa ferma a 1,5 milioni di euro.
Un cantiere che, di fatto, è rimasto in stand-by per 55 mesi, mentre il commissario straordinario, figura prevista per sbloccare l'empasse, non è mai stato realmente operativo. Il risultato è che Sollicciano versa ancora oggi in uno stato di abbandono, con le strutture che cedono e gli interventi promessi che restano sulla carta.
La voce del procuratore generale: «Drammaticità senza fine»
Il procuratore generale di Firenze, Ettore Squillace Greco, tornando sulla questione ai microfoni di Controradio, ha definito il provvedimento del gip come l'ennesima dimostrazione della drammaticità della situazione carceraria in Toscana. Le sue parole, pur misurate, non lasciano spazio a fraintendimenti: il carcere di Sollicciano rappresenta un caso emblematico di un sistema che, nonostante gli allarmi, continua a procedere a rilento tra opere incompiute e denunce che si accumulano.
I 446 reclami, del resto, non sono semplici lamentele ma atti formali, presentati al tribunale di sorveglianza, che attestano il fallimento di qualsiasi tentativo di rendere dignitosa la detenzione in quello che, ormai, è considerato uno degli istituti più critici d'Italia.
Tra numeri e silenzi, l'attesa per le decisioni della magistratura
L'inchiesta della procura, ora al centro dell'attenzione, dovrà fare i conti con un materiale vastissimo: le testimonianze raccolte, i verbali dei sopralluoghi e le carte che descrivono infiltrazioni, topi e muffa come elementi strutturali e non episodici. La scelta della procuratrice capo di non diffondere l'ordinanza ha suscitato più di un interrogativo, ma il contenuto del documento, trapelato in parte, è già sufficiente a tratteggiare uno scenario da incubo.
Resta da vedere quali sviluppi avrà il procedimento giudiziario e se, finalmente, le autorità competenti riusciranno a intervenire su una struttura che, da troppo tempo, è diventata il simbolo del fallimento delle politiche carcerarie italiane. Per ora, i numeri parlano chiaro: 446 reclami, 7 suicidi e 195 tentativi sono un bollettino di guerra che nessuna retorica può attenuare.




