Sollicciano, il gip sequestra sette sezioni del carcere: topi, muffa e infiltrazioni, via duecento detenuti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un'ordinanza che non ha precedenti nella storia giudiziaria italiana ha colpito il carcere di Sollicciano, a Firenze, dove il gip ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni dell'istituto, quelle in cui le condizioni igienico-sanitarie e strutturali sono state giudicate incompatibili con la dignità umana, tanto da configurare violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

La decisione, sollecitata dalla Procura della Repubblica a conclusione di un'indagine complessa che si è avvalsa delle competenze della Squadra Mobile, del Dipartimento di prevenzione igiene e sicurezza della Asl e della Guardia di Finanza, ha messo i sigilli ai reparti 1, 2 e 7 del settore giudiziario maschile e ai reparti 9, 10 e 12 di quello penale, oltre che alla sezione di accoglienza, imponendo il trasferimento in altre strutture di circa duecento detenuti, una misura che getta una luce impietosa sulla reale vivibilità di un istituto da tempo al centro di segnalazioni e denunce da parte

Degli operatori penitenziari, degli avvocati e degli stessi reclusi.

La lunga gestazione di un provvedimento senza precedenti

L'indagine non è nata dal nulla, ma affonda le sue radici in un fiume di ricorsi presentati dai detenuti ai magistrati di sorveglianza, i quali avevano documentato, attraverso le loro istanze e le fotografie dello stato dei luoghi, una situazione che ormai sfiorava l'emergenza umanitaria: muri perennemente bagnati dall'umidità e cosparsi di muffa, acqua che cola dai soffitti fino ad allagare i pavimenti, topi e cimici che infestano i materassi e le suppellettili, un sistema di riscaldamento inesistente che lascia i detenuti in balia del freddo pungente dell'inverno e del caldo torrido

Dell'estate, senza contare i problemi agli impianti elettrici e ai servizi igienici, spesso privi di scarico o ridotti a rudimentali sistemi di fortuna.

Tra contravvenzioni e profili giuridici: il carcere come luogo di lavoro

È su questo punto che si innesta la mossa a effetto della magistratura, la quale, anziché limitarsi a constatare il degrado come mero fatto lesivo della dignità del detenuto, ha scelto di inquadrare la vicenda sotto il profilo della violazione del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, il decreto legislativo 81 del 2008, un'impostazione che ha permesso di superare il tradizionale approccio del giudizio di mera umanità della pena per agire direttamente sulla conformità degli spazi detentivi, i quali, va ricordato, sono anche luoghi in cui quotidianamente operano decine di lavoratori, dagli

Agenti della polizia penitenziaria al personale sanitario, dagli educatori agli addetti alle pulizie e alla manutenzione, inclusi quegli stessi detenuti che sono impiegati nei servizi interni.

L'iter dell'inchiesta e i numeri del sovraffollamento

I pubblici ministeri, coordinati dalla pm Christine Von Borries, hanno così costruito un dossier solido attraverso sopralluoghi accurati e l'audizione di numerosi testimoni, documentando lo stato di abbandono degli spazi comuni e delle celle per arrivare a contestare non tanto un reato di lesioni a danno dei reclusi, quanto una serie di contravvenzioni relative alla pulizia, all'abitabilità dei dormitori e alla sicurezza degli impianti, convincendo infine il gip dell'urgenza di un intervento radicale che rendesse materialmente inagibili le sezioni incriminate.

A rendere ancor più paradossale la vicenda, se possibile, sono i numeri del sovraffollamento che affliggono la struttura fiorentina: se la capienza regolamentare è di poco superiore ai cinquecento posti, la presenza reale superava spesso i seicento detenuti, anche a causa di centinaia di posti letti resi inutilizzabili proprio dal degrado strutturale che ha imposto la chiusura di interi reparti già prima del provvedimento del giudice, una bomba sociale pronta a esplodere che la politica e l'amministrazione penitenziaria avevano finora cercato di disinnescare con annunci di futuri interventi di

Ristrutturazione, come i nove milioni di euro stanziati dalla legge di bilancio del 2025 per una riqualificazione generale.

Le reazioni: un campanello d'allarme per il sistema penitenziario

Il sequestro, che prevede un cronoprogramma di trasferimento dilazionato nel tempo per ciascuna sezione, da alcune settimane fino a due mesi, rappresenta una ferita aperta nel sistema carcerario italiano, non foss'altro perché dimostra come sia stato necessario un intervento della magistratura, con un'arma processuale così dirompente come il sequestro preventivo, per costringere lo Stato a prendere atto di una realtà che gli addetti ai lavori denunciavano da anni e che aveva già portato numerosi detenuti a ottenere riduzioni di pena o risarcimenti per trattamenti inumani e degradanti ai sensi

Dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, un meccanismo giuridico che ha reso evidente come la normalità di Sollicciano fosse in realtà una patologia ormai cronicizzata.

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