Droga e violenta la moglie per oltre vent'anni, un nuovo caso Pelicot scuote il Regno Unito
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Redazione Esteri
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Un uomo di circa sessant'anni ha ammesso di aver drogato, violentato e fatto violentare da altri uomini la propria moglie nella casa coniugale di Stockport, nella Greater Manchester, per oltre vent'anni. La confessione è arrivata davanti alla Manchester Minshull Street Crown Court, dove l'imputato ha riconosciuto complessivamente sessanta capi d'accusa.
Le ammissioni in aula
L'uomo, la cui identità non può essere resa pubblica per tutelare l'anonimato della vittima, si era già dichiarato colpevole di una parte delle accuse lo scorso giugno, quando aveva ammesso quindici capi d'imputazione, tra cui quello di stupro. Nel corso dell'udienza più recente ha riconosciuto i restanti quarantacinque, arrivando così a sessanta reati complessivi.
Tra le accuse figurano stupro, tentato stupro, aggressione sessuale, penetrazione senza consenso e diffusione illecita di immagini e video intimi della donna, condivisi senza il suo consenso e per la gratificazione sessuale dell'imputato.
Un quadro giudiziario complesso
Il procedimento non riguarda soltanto il marito. Altri dodici uomini, di età compresa tra i ventotto e i settantaquattro anni, sono accusati di molteplici reati sessuali ai danni della stessa donna e si sono tutti dichiarati non colpevoli. Le contestazioni nei loro confronti riguardano fatti che, secondo l'accusa, si sarebbero verificati tra settembre 2018 e novembre 2025. Un tredicesimo uomo aveva invece già ammesso di aver commesso reati sessuali contro la vittima. Il processo è destinato a durare fino a quindici settimane.
Il precedente francese e le indagini internazionali
La vicenda britannica richiama inevitabilmente il caso di Gisèle Pelicot, la donna francese che per anni è stata drogata dal marito Dominique, il quale permetteva ad altri uomini di abusare di lei mentre era priva di sensi. Quella vicenda si concluse nel dicembre 2024 con la condanna del marito e degli altri imputati.
A livello internazionale, il fenomeno delle violenze sessuali facilitate dalla somministrazione di sostanze è al centro del Progetto Medusa, un'operazione coordinata da Europol e guidata dalle autorità britanniche e tedesche, che ha portato a cinquantasette arresti in sette Paesi e all'identificazione di centocinquantasei persone tra vittime e presunti responsabili.
Le indagini hanno fatto emergere una rete internazionale alimentata da comunità digitali misogine, dove venivano scambiate istruzioni su quali sostanze utilizzare, come somministrarle e come evitare di essere scoperti.
La sottomissione chimica e le sue conseguenze
Il termine tecnico per descrivere questo tipo di violenza è sottomissione chimica, definita dall'Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei medicinali come la somministrazione a una persona di sostanze psicoattive a scopo criminale, all'insaputa della vittima o sotto minaccia. Tra le sostanze utilizzate figurano il GHB, noto come droga dello stupro perché provoca amnesia retrograda, ma anche benzodiazepine, sonniferi e oppiacei, spesso mescolati a cibi o bevande.
L'alcol resta la sostanza psicoattiva più diffusa, capace di alterare lo stato di coscienza e la capacità di autoprotezione. Le conseguenze per le vittime includono rischi di infezioni a trasmissione sessuale, gravidanze non volute e gravi danni psicologici, spesso aggravati dalla difficoltà di riconoscere e provare gli abusi, che si verificano quasi sempre all'interno di relazioni di fiducia.
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