Drogata e stuprata dal marito per vent'anni, caso britannico rievoca Pelicot
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Redazione Esteri
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Un uomo britannico sulla sessantina ha ammesso di avere drogato, violentato e fatto abusare sessualmente della moglie per oltre vent'anni nella loro casa coniugale di Stockport, nel nord dell'Inghilterra. La confessione è arrivata poco prima dell'inizio del processo a suo carico davanti alla Manchester Minshull Street Crown Court, dove l'uomo si è dichiarato colpevole per tutti i 60 capi d'accusa, tra cui stupro, tentato stupro, aggressione sessuale, penetrazione senza consenso e diffusione illecita di foto e video intimi.
Le accuse e il contesto processuale
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i reati contestati si sarebbero verificati tra il 2004 e l'ottobre dello scorso anno, quando l'uomo è stato arrestato. L'identità dell'imputato non è stata diffusa dalla corte per proteggere l'anonimato della moglie, che ha scelto di rimanere anonima. Durante l'udienza, la donna era seduta in prima fila nell'aula gremita, confortata dai familiari, e ha assistito al procedimento mentre il marito entrava in aula e si dichiarava colpevole.
Gli altri imputati
Insieme all'uomo sono accusati altri dodici uomini, di età compresa tra i 28 e i 74 anni, che avrebbero partecipato agli abusi. Tutti loro si sono dichiarati innocenti e il loro processo dovrebbe tenersi presso la stessa corte, con una durata stimata in diversi mesi. Le accuse nei loro confronti includono stupro, aggressione sessuale e atti di penetrazione.
Il parallelo con il caso Pelicot
La vicenda britannica richiama alla mente il caso di Gisèle Pelicot, la donna francese che per anni è stata drogata dal marito Dominique e violentata da decine di uomini da lui stesso reclutati online. Dominique Pelicot è stato condannato a vent'anni di reclusione, mentre gli altri cinquanta imputati hanno ricevuto condanne complessive che hanno trasformato il processo di Mazan in un caso simbolo della lotta alla sottomissione chimica e alla violenza sessuale di gruppo.
A differenza di Gisèle Pelicot, che ha rinunciato al diritto all'anonimato, la donna britannica ha scelto di mantenere la propria identità riservata.
L'operazione Project Medusa
Il caso di Stockport si inserisce in un quadro investigativo più ampio. Nell'aprile 2026 è stato avviato il Progetto Medusa, un'iniziativa coordinata da Germania e Regno Unito con il supporto di Europol, che coinvolge autorità di Brasile, Canada, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Spagna e Stati Uniti. L'obiettivo è contrastare le reti online che facilitano le aggressioni sessuali agevolate da droghe, con particolare attenzione ai contesti di violenza domestica.
Nel giugno 2026, durante un incontro operativo presso il quartier generale della National Crime Agency a Londra, gli investigatori hanno identificato 156 tra vittime e autori di reati, sviluppato 274 nuove piste investigative e individuato quattro nuove reti online legate a questa tipologia di crimini.
Un fenomeno sommerso
La sottomissione chimica è una pratica che sfrutta sostanze sedative, spesso prescritte per disturbi d'ansia, insonnia o epilessia, per rendere incoscienti le vittime e commettere abusi. Uno degli aspetti più preoccupanti segnalati dalle autorità è che molte vittime non sono consapevoli di quanto accaduto, poiché alcuni farmaci causano perdita di memoria o incoscienza. Per questo motivo, le forze dell'ordine britanniche hanno sottolineato che non è necessario avere prove, certezza o un ricordo chiaro per essere presi sul serio quando si denuncia un sospetto abuso.
L'incidenza delle aggressioni sessuali in Inghilterra e Galles resta significativa: secondo i dati dell'Office for National Statistics relativi all'anno terminato a marzo 2025, circa 2,2 milioni di persone di età superiore ai 16 anni hanno subito violenza sessuale con stupro o penetrazione dalla stessa età in poi, e nel periodo 2020-2025 l'autore più comune è risultato essere un partner o ex partner nel 43,2 per cento dei casi.
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