Mediterranea sfida il Viminale e sbarca i migranti a Trapani
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Redazione Interno
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L'imbarcazione umanitaria Mediterranea Saving Humans, che aveva ricevuto l’ordine formale di raggiungere il porto di Genova, ha invece scelto di attraccare a Trapani, compiendo quello che gli organizzatori definiscono un «atto di disobbedienza civile», reso necessario dalle condizioni dei sopravvissuti. A bordo della nave, dieci migranti, tratti in salvo circa trenta miglia a nord di Tripoli dopo essere stati gettati in mare dalle milizie libiche, come documentato dalle riprese video degli attivisti che mostrano un gommone di tipo militare affiancarsi all’unitá e abbandonare le persone in acqua.
Secondo le drammatiche testimonianze raccolte dall’equipaggio, altre persone sarebstate fatte oggetto della stessa violenza durante l’operazione dei trafficanti, con almeno quattro vittime stimate. “La nostra prima preoccupazione sono le persone a bordo e la loro salute”, ha dichiarato lo staff di Mediterranea, motivando la scelta di disattendere le direttive del ministero dell’Interno che imponevano una rotta di oltre tre giorni verso il Nord Italia.
Beppe Caccia, capomissione e cofondatore dell’organizzazione, a bordo insieme al comandante Paval Botica, ha spiegato senza mezzi termini la decisione: “Abbiamo fatto semplicemente la cosa giusta. Se ci saranno conseguenze, le affronteremo”. Secondo la sua ricostruzione, le “omissioni istituzionali” nel garantire un soccorso efficace e tempestivo hanno di fatto obbligato la nave a dirigersi verso il porto sicuro più vicino, privilegiando l’urgente bisogno di assistenza medica e di sbarco dei naufraghi.




