Addio a James Senese, il sax che inventò il Neapolitan power

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La musica napoletana, e non solo, perde una delle sue colonne sonore più autentiche e visionarie. James Senese, figura seminale che ha forgiato il cosiddetto "Neapolitan power", si è spento all'età di ottant'anni nella sua città, piegato da una polmonite che, nelle settimane precedenti, aveva innescato gravi complicazioni. L'artista, che da tempo affrontava con regolarità sedute di dialisi, lascia un vuoto profondo, non soltanto per aver dato vita ai mitici Napoli Centrale ma per aver marchiato, in oltre cinque decenni di attività, l'intero panorama musicale con un'impronta indelebile. La sua scomparsa segna la fine di un'epoca, portando via con sé un testimone fondamentale di una Napoli in trasformazione, capace di esprimere, attraverso le sue note, un'intera gamma di sentimenti urbani.

Il ricordo di un fratello di musica

A dare voce a un dolore che, per sua stessa ammissione, supera le barriere del linguaggio è Tullio De Piscopo, batterista e cantante, compagno di una vita e di innumerevoli avventure artistiche. «Passeggiavamo ad Harlem e ci sentivamo a casa», ha ricordato, tratteggiando con poche parole un legame simbiotico nato dalla condivisione di un sogno ambizioso: donare a Napoli una voce nuova, un linguaggio musicale universale che sapesse fondere il jazz e il soul con la melodia partenopea più pura. Di fronte alla perdita dell'amico, le parole cedono il passo a un silenzio rispettoso, un invito ad ascoltare soltanto la propria anima, unico spazio in cui un'emozione così grande può trovare dimora.

La musica come voce di una generazione

James Senese non si è limitato a suonare il sassofono; ha impiegato quello strumento per dare forma a un nuovo modo di concepire l'identità napoletana, ergendosi a portavoce dei pensieri più scomodi di una generazione che viveva la città in modo intenso e a volte conflittuale. La sua fu una voce spontanea e necessaria, un fiume in piena che scorreva parallelamente al mutamento del volto dell'Italia, mentre questa abbandonava rapidamente le sue radici contadine per abbracciare un'esistenza più inquieta, ribelle e visceralmente refrattaria a qualsiasi forma di sottomissione. In dieci album indimenticabili, che costituiscono l'ossatura del "Neapolitan Sound", Senese è riuscito a tenere insieme le diverse anime di una città complessa, raccontandone le contraddizioni senza mai edulcorarle.

Le origini e l'ombra di "Tammurriata nera"

La sua storia personale, del resto, era già di per sé un manifesto. Nato all'indomani del conflitto mondiale, il 6 gennaio del 1945, da una madre napoletana e un padre afroamericano, un soldato della Buffalo Soldier Division sbarcato a Salerno per poi fare ritorno negli Stati Uniti senza lasciare traccia, Senese incarnò, suo malgrado, l'esempio più lampante di quel "figlio della guerra" che la cultura popolare tentava di metabolizzare. A questa condizione si lega il suo rapporto conflittuale con "Tammurriata nera", canzone scritta nel 1944 nel clima ancora teso delle Quattro Giornate. Lui, che di quella canzone fu forse il bersaglio inconsapevole, la riteneva profondamente razzista, sostenendo che le sue parole offendessero sia la madre sia il bambino. Eppure, quasi come un paradosso del destino, quel brano gli rimase appiccicato addosso per tutta la vita, come una seconda pelle dal colore ancor più marcato di quella che già possedeva.

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