Incendio a Dalmine, il rogo divora una palazzina: dieci famiglie in fuga, nube nera visibile per ore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era poco più del tardo pomeriggio di una domenica, quella del 3 maggio 2026, quando il cielo grigio di Dalmine – cittadina alle porte di Bergamo – si è tinto di un nero denso e minaccioso. A provocare quella che a tutti è apparsa subito come una scena apocalittica, l’incendio divampato all’angolo tra via Segantini e viale Brembo, una zona residenziale tutt’altro che periferica, dove il fiume Serio scorre a poca distanza dalle sedi universitarie. Le fiamme, partite da una terrazza situata al primo piano dello stabile, hanno impiegato pochi minuti per risalire la struttura, distruggendo in parte gli appartamenti superiori e costringendo una decina di famiglie – stando alle prime ricognizioni – ad abbandonare all’istante i propri alloggi, senza però che si registrassero vittime o feriti tra i residenti.

Un boato silenzioso e la paura che si propaga come il fumo

La dinamica dell’incendio, che ha richiesto l’intervento di ben quattro squadre dei vigili del fuoco (provenienti non solo da Dalmine ma anche dai distaccamenti di Bergamo, Madone e Romano), sembra essersi concentrata in particolare sulla terrazza di un’abitazione che, al momento dello scoppio, risultava vuota; un dettaglio, quest’ultimo, che probabilmente ha evitato conseguenze ben più gravi. Il fumo, alimentato forse dalla combustione di materiali isolanti o arredi presenti sulla terrazza, ha generato una colonna così alta e compatta da risultare visibile a distanze chilometriche, tanto da suscitare l’allarme non solo nei comuni limitrofi ma anche tra gli automobilisti in transito lungo le principali arterie della bassa bergamasca. Non è chiaro, ancora, se l’incendio abbia avuto origine da un corto circuito, da una brace male spenta o da una più banale negligenza legata alla manutenzione della guaina impermeabilizzante, ma i rilievi condotti dai vigili del fuoco insieme ai carabinieri si stanno concentrando proprio su quell’area di pertinenza esterna.

Un condominio a doppia anima tra appartamenti e commercio

A rendere l’intervento particolarmente delicato, la particolare conformazione della palazzina che, oltre agli alloggi privati, ospita al piano terra una serie di attività commerciali che costituiscono un punto di riferimento per il quartiere. Nella struttura, infatti, trovano sede una pizzeria, un istituto di credito e una scuola dell’infanzia; attività che, proprio perché chiuse nel giorno festivo, hanno visto i propri locali risparmiati dalla presenza di personale o clienti, limitando il rischio di intossicazioni. Il sindaco della città, che si è recato personalmente sul posto per seguire l’evolversi della situazione, ha parlato di un danno economico “ingente” – è inevitabile che la struttura abbia subito compromissioni anche agli impianti di servizio e alle tubature – ma ha sottolineato, con evidente sollievo, come l’assenza di feriti resti la priorità assoluta in casi di questa gravità. Alcuni residenti delle palazzine adiacenti, colti dal panico alla vista delle lingue di fuoco che divoravano i piani alti, hanno raccontato di aver visto le fiamme affacciandosi dai propri terrazzi, lanciando immediatamente l’allarme.

L’eco del rogo tra le strade deserte e le indagini del giorno dopo

Mentre il fumo continuava a oscurare il cielo per oltre un’ora, decine di curiosi e residenti sfollati si sono riversati lungo i marciapiedi di viale Brembo, costringendo le forze dell’ordine a chiudere temporaneamente la carreggiata al transito veicolare per consentire le manovre dei mezzi di soccorso. Si è trattato di un’evacuazione lampo: dieci persone hanno dovuto abbandonare tutto ciò che possedevano, portando con sé solo l’abbigliamento che indossavano in quel momento, mentre i vigili del fuoco lottavano per impedire che il rogo si estendesse alla struttura accanto, anch’essa prontamente sgomberata per precauzione. Sebbene la violenza dell’incendio abbia danneggiato irrimediabilmente alcune delle abitazioni superiori – con pignatte saltate e infissi distrutti –, la solidità strutturale della palazzina non sembra essere stata compromessa in maniera irreversibile, anche se serviranno giorni per quantificare l’entità precisa dei danni attraverso sopralluoghi approfonditi. E mentre i tecnici continuano a setacciare le macerie alla ricerca della causa scatenante, la piccola comunità di Dalmine tira un sospiro di sollievo pensando a come sarebbe potuta finire se quel denso pennacchio nero fosse stato innescato a pochi metri di distanza dai banchi della scuola materna, per fortuna silenziosa e vuota in quel giorno di festa.

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