A4, il lungo viaggio dell’autostrada che diventa una piattaforma energetica
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Redazione Economia
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Non più soltanto asfalto e traffico, dunque, ma una superficie attiva capace di generare energia. È questa la metamorfosi che interessa il tratto dell’A4 compreso tra Brescia e Padova, dove sono ufficialmente partiti i lavori – o meglio, stanno per entrare nel vivo con l’avvio di aprile – per la realizzazione di quello che gli stessi promotori definiscono un “parco fotovoltaico diffuso”. Un’espressione, quest’ultima, che restituisce l’idea di un’infrastruttura concepita non più come mero elemento di connessione tra due territori, ma come un organismo in grado di produrre la risorsa che gli serve per funzionare. L’investimento, di circa 40 milioni di euro, si articola in tre lotti già aggiudicati tra la fine del 2025 e i primi mesi di quest’anno, a testimonianza di una progettualità che ha superato la fase della carta per approdare a quella del cantiere.
Una costellazione di pannelli, tra svincoli e gallerie
A scorrere il dettaglio del progetto, quello che emerge è il disegno di una costellazione industriale: 26 impianti distribuiti lungo la rete di competenza della concessionaria, per un totale di 17.443 moduli fotovoltaici che andranno a occupare oltre 54mila metri quadrati di superficie. La scelta dei luoghi, lungi dall’essere causale, risponde a una logica di sostenibilità ambientale che evita il consumo di nuovo suolo; i pannelli troveranno infatti collocazione in aree intercluse, spesso inutilizzate, come gli svincoli, i tratti in galleria o le pertinenze autostradali. La potenza complessiva installata si attesta sugli 11,87 megawatt, un dato che acquista un rilievo ancora maggiore se accostato alla componente più innovativa dell’intervento: i sistemi di accumulo. Oltre 7,3 milioni di euro sono stati destinati a batterie in grado di immagazzinare 12,95 megawattora, una capacità che permetterà di utilizzare l’energia prodotta anche durante le ore notturne, garantendo così continuità operativa ai punti nevralgici della rete – caselli, gallerie e svincoli – che richiedono alimentazione costante.
Dalla riduzione delle emissioni alla ripartizione degli appalti
L’impatto di questa infrastruttura energetica, che trasformerà fisicamente il paesaggio autostradale, è stato stimato in una riduzione annuale di oltre 5mila tonnellate di anidride carbonica. Un dato che si inserisce in un percorso più ampio intrapreso dalla holding di gestione, orientato a rendere l’arteria progressivamente autonoma dal punto di vista energetico. Se si guarda alla struttura organizzativa del cantiere, l’articolazione in lotti – aggiudicati a diverse realtà imprenditoriali – rivela la complessità dell’opera. Il secondo lotto, per fare un esempio, è stato assegnato a un raggruppamento temporaneo di imprese che dovrà curare la progettazione e la realizzazione di nove impianti a terra, per una potenza di 4,15 megawatt, oltre a una capacità di accumulo di 4,60 megawattora, concentrandosi su aree dismesse e zone adiacenti all’infrastruttura. Un meccanismo, quello degli appalti, che ha visto prevalere il criterio della qualità tecnica, a dimostrazione di come la transizione energetica in contesti infrastrutturali richieda competenze specifiche non solo nella gestione del traffico, ma anche nell’integrazione di sistemi complessi.
L’autostrada come infrastruttura polivalente
L’iniziativa, che interesserà nel dettaglio strutture come i caselli di Brescia Est, Verona Sud, Padova Ovest o le gallerie dei Berici, trasforma radicalmente il ruolo della concessionaria. Non più semplice gestore di una tratta autostradale, ma attore nella produzione di energia distribuita. Questo passaggio, descritto come un cambiamento di paradigma dai vertici della società, si fonda su una pianificazione che integra la generazione rinnovabile con l’efficientamento energetico degli edifici (conversione a led e pompe di calore) e lo studio di hub per la mobilità elettrica. È, in altre parole, la progressiva obsolescenza del modello di autostrada come semplice nastro trasportatore di veicoli; al suo posto, prende forma un’infrastruttura polivalente, dove le aree di pertinenza – fino a ieri considerati spazi residuali – diventano risorse per produrre valore. Un valore che, in questo caso, si traduce in una riduzione dei costi energetici a lungo termine e in una minore pressione sull’ambiente, senza per questo modificare la funzione primaria dell’arteria: rimane l’A4, l’antica strada che collega l’area metropolitana milanese a quella veneta, ma sotto la sua superficie – o meglio, sopra di essa – scorre ora anche una corrente diversa, più pulita e programmata per alimentare se stessa e i servizi che la attraversano.




