Mosca avverte l'Europa: «Le fabbriche di armi per Kiev sono obiettivi militari»
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Redazione Esteri
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Le strutture industriali europee che producono armamenti destinati all'Ucraina rientrano tra gli obiettivi militari legittimi della Federazione Russa. La dichiarazione è stata pronunciata dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, nel corso di un briefing con la stampa, come riportato dalle agenzie di informazione moscovite. Si tratta di un avvertimento esplicito che estende il perimetro del conflitto alle catene di produzione situate sul territorio dell'Unione europea, aprendo scenari di ritorsione ben oltre i confini ucraini.
Attacchi notturni su Kiev e Odessa
Nella serata del 30 settembre, le forze russe hanno condotto una nuova serie di attacchi aerei contro obiettivi in territorio ucraino. A Kiev un incendio è divampato in un bar situato al primo piano di un edificio residenziale, nel quartiere di Solomyansky, mentre nel distretto di Obolonsky le fiamme hanno interessato un magazzino. Sempre nella capitale, secondo quanto riferito dalle autorità locali, un drone da combattimento è precipitato in prossimità di un parco giochi senza esplodere. Parallelamente, un attacco ha colpito la città portuale di Odessa, provocando danni alle infrastrutture.
Al momento non risultano informazioni su vittime legate a quest'ultimo episodio.
Lavrov: «L'Europa conduce una guerra contro di noi»
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha ribadito la posizione del Cremlino riguardo al coinvolgimento europeo nel conflitto. Intervenendo a margine del club di discussione Valdai, Lavrov ha respinto l'accusa di condurre una guerra ibrida contro l'Occidente, rovesciando la prospettiva. «Se riconoscete che il nostro Paese viene colpito dalle vostre armi e che noi le abbattiamo, allora chiamatelo come volete. Ma non ho alcun dubbio che questa sia una guerra che l'Europa sta conducendo contro di noi», ha dichiarato il capo della diplomazia russa.
Nel suo intervento, Lavrov ha anche citato una serie di episodi passati, dai gasdotti Nord Stream agli interventi in Venezuela e Iran, per contestare quello che ha definito il doppio standard dell'Occidente nell'uso della forza.
Praga prepara due brigate per il Baltico
Sul fronte della sicurezza nel Nord Europa, il primo ministro ceco Andrej Babiš ha annunciato che la Repubblica Ceca è pronta a schierare due brigate meccanizzate nel Baltico qualora la Russia attacchi i Paesi baltici. «Se, Dio non voglia, la Russia attaccasse uno Stato baltico, allora, in base all'articolo 5, dovremmo inviare due delle nostre brigate meccanizzate», ha affermato Babiš in un'intervista a un portale informativo locale.
Il premier ha precisato che una delle unità sarebbe di stanza a Prostějov e l'altra a Tábor, aggiungendo che la discrezione sui piani operativi non equivale a inattività. Il governo ceco, che include una formazione politica descritta come vicina a posizioni filorusse, ha in precedenza sospeso il contributo di Praga all'assistenza militare a Kiev.
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