Cinzia Dal Pino in aula, il video dell'omicidio di Viareggio
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Redazione Interno
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Arriva puntuale, poco prima delle nove, Cinzia Dal Pino, per affrontare un'accusa che le è costata già quattordici mesi di custodia cautelare ai domiciliari. L'imprenditrice balneare, il cui nome è indissolubilmente legato alla morte di Nourdine Mezgui, un uomo di cinquantadue anni investito e ucciso nella notte tra l'8 e il 9 settembre 2024 in via Coppino, a Viareggio, si siede in udienza mentre il tribunale si appresta a ripercorrere, minuto per minuto, una vicenda che dall'inseguimento automobilistico si è conclusa con un Corpo esanime sul marciapiede. Otto minuti in totale, un lasso di tempo brevissimo eppure sufficiente a segnare un confine netto tra una vita normale e il baratro di un processo per omicidio volontario aggravato, durante i quali la donna, dopo aver recuperato la borsetta che le era stata sottratta, decise di allontanarsi senza prestare soccorso alla persona che aveva appena travolto.
Il racconto silenzioso delle telecamere
L'aula si è immersa nelle immagini, crude e inesorabili, riprese dai sistemi di sorveglianza della Darsena, che hanno mostrato i fari del Mercedes bianco fendere l'oscurità piovosa di via Coppino. La sequenza, definita da alcuni "un delitto in tre minuti", ha fissato per sempre la sterzata decisa verso il marciapiede e il cofano del Suv trasformarsi in un'arma, puntata con determinazione contro un uomo che, con uno zaino sulle spalle e una borsa tra le mani, camminava ignaro. Il veicolo, secondo quanto documentato, non si è limitato a un urto ma ha infierito, colpendolo per ben quattro volte, in un crescendo di violenza che ha lasciato la vittima a terra, inerme e abbandonata al suo destino. Una ricostruzione, questa, che il pubblico ministero ha posto a fondamento dell'impianto accusatorio, dipingendo un quadro di azione deliberata e non di un momento di panico.
Il rifiuto di guardare e le strategie processuali
Mentre sullo schermo scorrevano quegli istanti decisivi, Cinzia Dal Pino ha scelto consapevolmente di voltarsi dall'altra parte, rifiutando di assistere alla proiezione di un filmato che, nel mattino seguente la tragedia, aveva fatto il giro del paese. Quel gesto, carico di un significato che i giudici dovranno valutare, si è stagliato nel silenzio del tribunale, mentre i legali, sia dell'accusa che della difesa, prendevano nota di ogni dettaglio. La difesa, in particolare, sembra già lavorare alla prossima mossa, avendo preannunciato che in una delle prossime udienza presenterà una formale richiesta per la modifica del capo di imputazione, un passaggio tecnico ma cruciale che potrebbe tentare di ridimensionare la portata dell'atto volontario, cercando di ricondurlo a una dinamica differente, forse colposa o in contesto di legittima difesa.
Il confronto tra le parti in causa
Dopo la potente ricostruzione offerta dalle telecamere e dai testi presentati dal Pubblico Ministero, le parti in causa si preparano a un confronto serrato, affilando le proprie argomentazioni per le battaglie procedurali che verranno. Gli avvocati della parte civile, che rappresentano gli interessi della famiglia della vittima, osservano con attenzione ogni mossa della difesa, pronti a contrastare qualsiasi tentativo di sminuire la gravità dei fatti accaduti. Il processo, che ha appena mosso i primi passi, si avvia dunque verso un snodo fondamentale, dove le versioni si scontreranno e dove la corte sarà chiamata a discernere, tra le pieghe di quei pochi, concitati minuti, l'intenzione che ha mosso la mano sull'acceleratore.




