Powell apre alla possibilità di un taglio dei tassi, ma la Fed resta in attesa
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Redazione Economia
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Nel cuore delle montagne del Wyoming, dove si tiene il tradizionale simposio di Jackson Hole, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha dischiuso, seppur con la consueta prudenza, la possibilità di un alleggerimento della politica monetaria statunitense. Il suo intervento, atteso come un faro nelle acque agitate dei mercati globali, ha segnato una prima, significativa apertura dopo un periodo di rigidità, indicando come la banca centrale sia finalmente pronta a valutare un taglio dei tassi di interesse qualora le condizioni economiche lo rendessero necessario.
Powell, tuttavia, non ha fornito un calendario prestabilito, evitando di imbrigliare la Fed in un impegno temporale che potrebbe rivelarsi prematuro. Ha invece delineato, con un approccio metodicamente analitico, una serie di elementi critici che potrebbero giustificare una sterzata. Tra questi, ha menzionato l’aumento dei rischi inflattivi – un dato non trascurabile, che continua a suscitare vigilanza – e le prospettive per l’occupazione, le quali sembrano orientate al ribasso. Ha specificato come il mercato del lavoro stia mostrando segnali di un “calo rapido anomalo”, sia dal lato dell’offerta che della domanda, a cui si associa una recrudescenza dell’inflazione, in parte attribuibile alla politica dei dazi.
L’annuncio, sebbene cauto, è stato sufficiente per rianimare parzialmente gli indici di Wall Street, reduci da una sessione di debolezza caratterizzata da un sentiment investitori ancora fortemente condizionato dall’incertezza sulla traiettoria dei tassi e dalle preoccupazioni sugli utili aziendali. La reazione della Casa Bianca, per voce del presidente Donald Trump, è stata però immediata e critica, bollando la mossa come “troppo tardi”, in un perdurare di tensioni che ormai da mesi caratterizza i rapporti tra l’esecutivo e l’istituto centrale.




