Scaloni e il rebus Messi-Lautaro-Alvarez: “Servono soluzioni, non è semplice trovare l’equilibrio”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La conferenza stampa al termine dell’amichevole – o forse sarebbe più corretto definirla così, vista la posta in palio e l’intensità della partita – contro Capo Verde ha offerto l’ennesimo spunto di riflessione tattica per Lionel Scaloni. Il commissario tecnico dell’Argentina, interpellato sulla possibilità di schierare contemporaneamente Leo Messi, Lautaro Martinez e Julian Alvarez, ha risposto con la consueta schiettezza, evitando facili entusiasmi e ribadendo un concetto che ormai è diventato un leitmotiv del suo credo calcistico.

La domanda, peraltro, non è nuova e rincorre il sogno – o l’incubo, a seconda dei punti di vista – di vedere i tre attaccanti più talentuosi a disposizione dell’Albiceleste condividere il terreno di gioco dall’inizio, ma Scaloni ha voluto spegnere sul nascere ogni possibile suggestione.

“L’allenatore è lì per trovare soluzioni e parliamo sempre di equilibrio: non è facile giocare con Messi, Lautaro e Julian contemporaneamente”, ha dichiarato il tecnico, mettendo in guardia da facili semplificazioni e ricordando che il calcio non è una mera somma di individualità, ma un sistema complesso di movimenti, coperture e sacrifici.

Una vittoria sofferta che nasconde insidie tattiche

Le parole di Scaloni arrivano al termine di una partita che l’Argentina ha vinto solo ai supplementari, dopo aver rischiato di incassare quella che molti avrebbero definito la più clamorosa sorpresa nella storia dei Mondiali. A Miami, ormai considerata una sorta di casa per Lionel Messi, l’Albiceleste ha dovuto sudare sette camicie per avere la meglio su una selezione capoverdiana che ha giocato senza alcun timore reverenziale.

I campioni del mondo in carica sono passati in vantaggio con il gol del solito Messi, ma hanno subito il ritorno di Duarte nella ripresa, venendo così trascinati ai tempi supplementari. La vittoria per 3-2 nei sedicesimi di finale ha messo in luce più di un limite, soprattutto nella fase di gestione del possesso palla e nelle transizioni difensive, aspetti sui quali Scaloni dovrà lavorare per evitare che la squadra si trovi esposta alle ripartenze avversarie.

Il capolavoro di Cabral e la resistenza di Capo Verde

Prima del gol decisivo di Diney nei supplementari, l’Argentina aveva visto sfumare il vantaggio per due volte e aveva dovuto assistere a un vero e proprio capolavoro realizzato da Sidny Cabral. Il secondo gol capoverdiano è stato infatti definito da più parti come il più bello del torneo fino a quel momento: un destro a giro che si è insaccato sotto l’incrocio dei pali in alto a destra, scatenando il delirio della panchina e dei pochi tifosi presenti sugli spalti al 103esimo minuto.

Un momento di pura estasi per gli africani, che avevano già rimontato il primo svantaggio con Duarte e che hanno creduto fino all’ultimo nella possibilità di compiere l’impresa. La partita, vista l’intensità e il numero di occasioni create da entrambe le parti, è stata definita memorabile, e l’Argentina ha dovuto attingere a tutte le sue risorse fisiche e mentali per evitare un ko che avrebbe assunto proporzioni epocali.

L’abbraccio di Nuno da Costa e l’emozione a bordo campo

L’aspetto più toccante al termine dei 120 minuti non è stato però il risultato, bensì la scena che ha coinvolto Nuno da Costa. L’attaccante capoverdiano, autore di una prestazione straordinaria che lo ha reso uno dei protagonisti assoluti della sfida, è scoppiato in lacrime a bordo campo, visibilmente esausto e sopraffatto dall’emozione per quanto la sua squadra era riuscita a esprimere. In quei frangenti, è stato raggiunto dalla moglie e dal figlio che lo hanno abbracciato, mentre lui crollava emotivamente lasciandosi andare a un pianto liberatorio.

Una scena che ha fatto rapidamente il giro dei social network, diventando il simbolo della grandezza umana di un gruppo che ha sfiorato l’impresa e che ha guadagnato la stima degli appassionati per l’atteggiamento tenuto in campo. Nuno da Costa, con quella sua prova di forza e determinazione, ha incarnato lo spirito di una squadra che non ha mai smesso di crederci, costringendo i campioni del mondo a un confronto ben più duro del previsto.

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