Meloni rinvia l’audizione, la Groenlandia al centro della crisi atlantica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non interverrà in aula al Senato per riferire in anticipo sul vertice europeo straordinario convocato a Bruxelles, una decisione annunciata dal presidente del Senato Ignazio La Russa che ha ricordato come non sia consuetudine, per un incontro di tale natura, un passaggio parlamentare precedente l’effettivo svolgersi del negoziato. La scelta, che ha suscitato reazioni nell’opposizione, rimanda ogni dibattito a dopo il Consiglio Ue, il quale affronterà la nuova e grave tensione transatlantica scatenata dalla ferma intenzione degli Stati Uniti, guidati da Donald Trump, di acquisire la Groenlandia, un possedimento danese autogovernato la cui collocazione strategica è da tempo oggetto di interesse americano.

Un precedente storico dalle ombre inquietanti

La possibilità di un trasferimento territoriale, trattato come una compravendita immobiliare, non è senza precedenti nella storia tra Danimarca e Stati Uniti, se si considera la cessione, nel 1917, dell’arcipelago delle Indie occidentali danesi, tra cui l’isola di Little Saint James. Quella vicenda, apparentemente relegata ai libri di storia, ha assunto con gli anni una sinistra notorietà, poiché quella proprietà fu successivamente acquisita, nel 1998, dal finanziere Jeffrey Epstein, divenendo tristemente celebre come teatro di gravissimi reati di abuso e sfruttamento sessuale che hanno coinvolto, come è noto dalle indagini, personalità di spicco della finanza e della politica internazionale.

La preparazione di Nuuk e gli scenari di sicurezza

Di fronte alla determinazione statunitense, le autorità groenlandesi, pur definendolo improbabile, non escludono formalmente nessuno scenario, incluso quello di un intervento militare. Il primo ministro Jens-Frederik Nielsen e il vicepremier Múte B. Egede hanno di conseguenza presentato un piano di preparazione che, in via precauzionale, raccomanda ai cittadini di disporre di scorte alimentari sufficienti per almeno cinque giorni, una misura che riflette il grado di incertezza e la percezione del rischio in un territorio la cui sovranità è improvvisamente diventata merce di contesa a livello globale.

Le ripercussioni geopolitiche e l’opportunità per Mosca

Le implicazioni di una tale mossa, tuttavia, travalicano di gran lunga i confini dell’isola artica, proiettandosi sullo scacchiere geopolitico mondiale con effetti potenzialmente destabilizzanti. L’eventuale annessione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, infatti, rappresenterebbe per il presidente russo Vladimir Putin un’opportunità strategica di rilievo, poiché minaccerebbe di creare una frattura all’interno della Nato, di indebolire la coesione europea e, non da ultimo, di distrarre risorse e attenzione dal sostegno internazionale all’Ucraina. Offrirebbe, inoltre, un potente argomento propagandistico a chi sostiene la legittimità di revisioni confinarie con la forza, equiparando ipoteticamente le azioni di Washington nel Nord Atlantico alle pretese russe in Donbass, in un contesto internazionale che sembra sempre più caratterizzato dalla logica del più forte.

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