Leone XIV e l’estrema destra: «Non è autentico cristianesimo»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Papa Leone XIV ha messo in discussione il rapporto tra estrema destra e cristianesimo, indicando come tema da approfondire la possibile relazione tra la crescita di queste formazioni politiche e alcune forme di religiosità. Parlando con i giornalisti sul volo da Metz a Roma, al termine del viaggio apostolico in Francia, il Pontefice ha preso come punto di partenza la situazione tedesca e ha osservato che determinate espressioni religiose associate a posizioni radicali non costituiscono, a suo giudizio e secondo i vertici delle Chiese cattolica e protestante in Germania, un’autentica espressione della fede cristiana. Il riferimento centrale è stato ai valori del Vangelo, che per il Papa non predicano odio e divisione.

La domanda sul legame tra crisi delle Chiese e crescita della destra

La questione è emersa durante la conferenza stampa aerea dopo una domanda dedicata alla Germania, dove la crescita delle formazioni dell’area radicale si accompagna a una fase difficile per le Chiese storiche. Leone XIV non ha presentato come dimostrato un rapporto di causa ed effetto tra i due fenomeni. Ha invece affermato che sarebbe interessante studiare e analizzare se esista un legame, e quale sia, tra l’avanzata di questi gruppi e una particolare forma di religiosità. La distinzione è importante: il Pontefice non ha identificato il cristianesimo con uno schieramento politico, ma ha contestato l’autenticità cristiana di alcune interpretazioni religiose associate all’estrema destra.

Il ragionamento pronunciato sull’aereo ha assunto una dimensione più ampia della sola politica tedesca. Il Papa ha infatti collocato il fenomeno anche in altre parti dell’Europa e del mondo, descrivendo la comparsa di posizioni nelle quali orientamenti politici radicali vengono combinati con una determinata concezione della religione. Nel richiamare il Vangelo, ha indicato un criterio preciso con cui valutare questa sovrapposizione: l’incompatibilità dell’odio e della divisione con il messaggio cristiano. È su questo terreno che il suo intervento separa l’identità religiosa utilizzata nella competizione politica dai contenuti che la Chiesa considera propri della fede.

A Metz il richiamo alle radici cristiane dell’Europa

Le parole pronunciate durante il viaggio di ritorno si inseriscono nel messaggio portato dal Pontefice nella tappa di Metz, città legata alla figura di Robert Schuman. Nel suo intervento europeo Leone XIV ha associato le radici cristiane a principi come l’uguaglianza delle persone, la libertà, la democrazia, lo Stato di diritto e il multilateralismo. Il riferimento al cristianesimo non è stato quindi utilizzato per sostenere una concezione chiusa dell’identità europea, ma per richiamare valori che il Papa collega alla costruzione politica nata dopo le guerre combattute nel continente.

Durante l’incontro interreligioso al Centro congressi intitolato proprio a Schuman, il Pontefice ha affrontato anche il rapporto tra religione e violenza. Il messaggio è stato esplicito: invocare Dio per legittimare la violenza significa profanarne il nome. Il dialogo indicato dal Papa deve invece superare i confini e collocarsi agli antipodi dell’aggressività. È un elemento che precisa ulteriormente il significato attribuito alla presenza della religione nella sfera pubblica: la fede può contribuire alla convivenza politica, ma non diventa una giustificazione religiosa per lo scontro con chi appartiene a un altro gruppo, cultura o provenienza.

Il viaggio in Francia tra identità, Europa e guerre

Il tema dell’identità era già entrato nel viaggio francese fin dalla visita all’Eliseo. Davanti alle autorità, il Papa aveva valorizzato una Francia formata da persone di origini culturali e religiose differenti, chiamate a vivere insieme e a contribuire alla vita democratica. A Metz il discorso si è poi concentrato sulla costruzione europea e sulla necessità di recuperare le proprie radici senza trasformarle in uno strumento di isolamento. Il richiamo alla storia cristiana dell’Europa è stato così affiancato alla difesa del confronto tra popoli e istituzioni, in una prospettiva diversa dall'uso dell'appartenenza religiosa come elemento di contrapposizione politica.

La conferenza stampa sul volo di ritorno ha affrontato anche le guerre e la corsa agli armamenti. Leone XIV ha definito i conflitti privi di senso, ha chiesto che Russia e Ucraina tornino al dialogo e ha criticato gli interessi economici collegati all’industria bellica, osservando che le enormi risorse impiegate in questo settore potrebbero essere destinate a problemi come la fame. Durante la tappa francese aveva già contestato l’idea che il riarmo possa costituire da solo una risposta capace di garantire la sicurezza, inserendo la pace e la diplomazia tra i temi centrali della sua visione dell’Europa.

Un altro argomento affrontato a bordo è stato quello dell’intelligenza artificiale. Interrogato sui rischi legati allo sviluppo di sistemi sempre più potenti, il Pontefice ha respinto l’idea di liquidare come «fake news» le preoccupazioni espresse dagli esperti e ha sostenuto la necessità di discuterle concretamente. Ha precisato di non trovarsi in una condizione di panico di fronte alla tecnologia, ma ha escluso che governi e società possano semplicemente ignorare i problemi di sicurezza sollevati dalla sua evoluzione. Il tema dell’intelligenza artificiale era già stato posto al centro della sua prima enciclica, dedicata al rapporto tra innovazione tecnologica e tutela dell’essere umano.

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