Stadio Maradona, il cantiere del terzo anello apre la corsa a Euro 2032

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un’impalcatura che sale silenziosa tra la Curva B e il cielo di Fuorigrotta, e con essa la posta in gioco più alta degli ultimi trent’anni per il calcio a Napoli. Nello stadio Diego Armando Maradona – impianto di proprietà comunale dove il solo presidente Aurelio De Laurentiis, va detto, non ha alcuna voce in capitolo per questo specifico intervento – i lavori sono ufficialmente iniziati.

Non una semplice manutenzione, bensì il primo, concreto mattone del progetto da 250 milioni di euro che il sindaco Manfredi vuole presentare entro fine luglio alla Uefa, nella speranza di strappare un posto tra le cinque città italiane che ospiteranno gli Europei del 2032. L’assessore alle Infrastrutture Edoardo Cosenza, che della materia è anche tecnico, ha del resto già chiarito il punto: si va avanti a prescindere dalle idee del patron azzurro, perché qui si parla di soldi pubblici per un bene pubblico.

I numeri dell’operazione e il ruolo delle istituzioni

La copertura finanziaria è già definita, e pesa interamente sulle casse pubbliche. Il Comune di Napoli contribuirà con 50 milioni, mentre la Regione Campania metterà sul piatto i restanti 200, come confermato dal presidente Roberto Fico. Una cifra, questa, che non ha nulla a che vedere con i sogni di gloria del club: De Laurentiis, da parte sua, continua a guardare altrove, segnatamente all’area dell’ex raffineria Q8 a San Giovanni a Teduccio, dove sogna un impianto ex novo dal costo stimato di 300 milioni.

Ma la partita dell’immediato si gioca al Maradona, e la regia è saldamente in mano a Palazzo San Giacomo. Non solo: la scadenza imposta dall’Uefa – il dossier esecutivo deve essere consegnato entro la fine di luglio 2026 – impone un'accelerazione senza precedenti per la macchina amministrativa cittadina.

La sfida tecnica delle vibrazioni e la riapertura del terzo anello

Il cuore pulsante dell’intervento, quello che i tecnici chiamano il “prototipo”, riguarda la stabilizzazione del terzo anello. Quella struttura in acciaio risalente ai Mondiali del ’90, chiusa da oltre vent’anni perché responsabile di fastidiose vibrazioni per i residenti di Fuorigrotta, è oggi il banco di prova dell’intera operazione.

L’assessore Cosenza ha spiegato che non esiste un problema di sicurezza statica, la struttura è solida, ma di comfort: 28 pilastri verrano irrigiditi con travi di ferro supplementari e smorzatori, in un cantiere che per questo solo anello richiederà circa 18 mesi. Se il test sulla Curva B avrà esito positivo, il resto dell’impianto seguirà lo stesso schema, permettendo di recuperare posti (si parla di circa 8-10mila unità) fondamentali per non far crollare la capienza mentre si demolisce e ricostruisce il primo anello.

La rimozione della pista e il nuovo look da “stadio inglese”

L’aspetto più rivoluzionario, quello che cambierà per sempre il volto dell’ex San Paolo, sarà l’abbattimento della pista di atletica. Un’operazione, questa, che costringerà a smontare l’attuale prima gradinata per ricostruirne una nuova, molto più vicina al rettangolo di gioco, sul modello degli stadi inglesi.

Non finisce qui: il progetto esecutivo, che Cosenza garantisce sarà “bellissimo e funzionale”, prevede anche la realizzazione di skybox, field box e posti VIP nella tribuna centrale, elementi questi indispensabili per scalare la classifica degli impianti di categoria 4 richiesta dalla Uefa. Una trasformazione totale, insomma, che prescinde completamente dai desideri del club: il Napoli, al momento, paga un canone d’affitto di 850mila euro all’anno per usare il Maradona, una cifra che il Comune ritiene congrua ma che impallidisce di fronte ai 3-3.

5 milioni incassati ogni giugno con i concerti.

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