Predator: Badlands, il regista Dan Trachtenberg svela il debito con James Cameron
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Tra i ringraziamenti che scorrono nei titoli di coda di Predator: Badlands, il sesto capitolo della saga che riporta sul grande schermo il cacciatore alieno, figura, inaspettato per molti, il nome di James Cameron. A chiarire le ragioni di questo riconoscimento è stato il regista del film, Dan Trachtenberg, il quale, nel corso di un'intervista, ha raccontato come l'autore di Avatar abbia, sebbene indirettamente, avuto un impatto decisivo sulla produzione. Trachtenberg ha rivelato di essersi trovato a dover superare lo scetticismo iniziale di Cameron, il quale non era convinto che l'operazione avrebbe funzionato; una resistenza che il regista è riuscito a vincere, persuadendo infine il collega e guadagnandosi la sua stima, tanto da meritare quella menzione speciale che ora appare alla fine del lungometraggio.
L'aneddoto della "bugia" persuasiva
Il cuore della questione, come spiegato da Trachtenberg, risiede in una sorta di "bugia" strategica. Per convincere Cameron della bontà del progetto, il regista ha abilmente utilizzato alcune parole dello stesso Cameron, estrapolandole da un contesto differente e adattandole alla sua causa. Questo approccio, sebbene non ortodosso, si è rivelato vincente, permettendo a Trachtenberg di superare le perplessità e di ottenere quella che è stata percepita come un'approvazione cruciale. L'episodio, al di là della sua curiosa natura, sottolinea l'importanza del dialogo e del confronto tra artisti, i quali, pur muovendosi su terreni creativi differenti, talvolta si influenzano reciprocamente in modi inattesi e proficui.
Un rinnovamento per la mitologia Yautja
Con *Predator: Badlands*, Trachtenberg non si limita a proseguire la serie, ma spinge il franchise verso territori narrativi inesplorati, ambientando la storia sul pianeta Genna. La pellicola, che segue il positivo riscontro di *Prey*, intreccia azione continua e riflessioni sul futuro dell'umanità, tentando di rinnovare la mitologia degli Yautja. Questo slancio innovativo, tuttavia, non è passato inosservato ai fan più attenti, i quali hanno già segnalato una discrepanza narrativa, un buco di trama che sembra coinvolgere l'universo condiviso con *Alien*, sollevando interrogativi sulla coerenza dell'intero macrocosmo cinematografico.
Una proposta di intrattenimento "vecchia scuola"
Il film si propone al pubblico come un'offerta di intrattenimento definibile "vecchia scuola", caratterizzata da sequenze d'azione ben coreografate e da un ritmo serrato che non concede pause. Se da un lato la cosmesi e gli effetti pratici sono stati elogiati per il loro lavoro, alcune voci hanno percepito, seppur in controluce, elementi di un sottotesto ideologico che, pur senza dominare la superficie narrativa, risulta presente. La percezione immediata, comunque, è quella di un prodotto che funziona egregiamente sul piano spettacolare, un merito che lo stesso Trachtenberg riconosce in parte alla lezione di Cameron, definito uno specialista degli scontri, nonostante le personali preferenze del regista.




