Svezia, Jimmie Åkesson e la scommessa dei Democratici Svedesi per entrare nel governo
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Redazione Esteri
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Domenica 13 settembre 2026 gli elettori svedesi sono chiamati alle urne per rinnovare i 349 membri del Riksdag, il parlamento monocamerale da cui dipende la formazione del governo. Il voto arriva al termine di una campagna elettorale che, partita con un vantaggio a doppia cifra per il centrosinistra guidato da Magdalena Andersson, si è progressivamente riaperta fino a rendere il risultato del tutto incerto.
Secondo l'ultima rilevazione di DN/Ipsos, la distanza tra i due blocchi è di appena 0,3 punti percentuali, con i partiti che sostengono il premier uscente Ulf Kristersson accreditati del 49,0 per cento e l'opposizione del 49,3, equivalente a 174 seggi contro 175.
Il peso determinante dei Democratici Svedesi
Al centro della partita c'è il partito Sverigedemokraterna, i Democratici Svedesi, formazione di destra nazionalista che dal 2022 sostiene dall'esterno l'esecutivo di coalizione composto da Moderati, Democratici Cristiani e Liberali, senza però esprimere ministri. L'accordo raggiunto due anni fa tra il leader del partito, Jimmie Åkesson, e il primo ministro Kristersson è passato alla storia come l'intesa di Tidö, dal nome del castello in cui fu siglato.
Ora, in caso di vittoria del centrodestra, Åkesson potrebbe compiere il salto definitivo: entrare a pieno titolo nell'esecutivo con incarichi ministeriali. Lo stesso Kristersson ha aperto esplicitamente a questa possibilità, sostenendo che «non c'è nulla di drammatico» in una collaborazione che va avanti «con successo da quattro anni».
La traiettoria del partito è stata definita da diversi osservatori come una delle più rapide in Europa. Entrato per la prima volta in parlamento nel 2010 con il 5 per cento dei voti, Sverigedemokraterna è cresciuto a ogni tornata elettorale fino a diventare il secondo partito del Paese nel 2022, con il 20,5 per cento delle preferenze. Patrik Öhberg, professore associato di scienze politiche all'università di Göteborg, ha spiegato che si tratta di un caso unico nel panorama europeo: nessuna formazione paragonabile è riuscita in una scalata così costante.
Il merito, o la responsabilità, viene attribuito in larga parte alla leadership di Åkesson, che ha preso in mano un partito nato nel 1988 da ambienti neonazisti e ne ha progressivamente ripulito l'immagine, espellendo gli esponenti più compromettenti e imponendo una linea di disciplina formale.
La normalizzazione e i suoi limiti
Nato nel 1979 a Sölvesborg, nella Svezia rurale del sud, Åkesson vive ancora nella cittadina dove è cresciuto e dove continua a tenere i tradizionali discorsi estivi. È lì che ha costruito la sua immagine di uomo ordinario, lontano dai riflettori dei grandi palazzi di Stoccolma, capace di parlare piano e di non perdere mai il controllo. La trasformazione del partito, tuttavia, secondo diverse analisi ha riguardato più la forma che la sostanza: la linea sull'immigrazione e sull'identità nazionale è rimasta durissima.
Nel 2020, in piena pandemia, Åkesson si recò al confine tra Turchia e Grecia per distribuire volantini ai migranti con la scritta «La Svezia è piena. Non venite», un gesto che rese plasticamente l'approccio del suo partito alla questione migratoria.
Sul piano europeo, i Democratici Svedesi siedono nel gruppo dei Conservatori e Riformisti, sono schierati con la Nato e sostengono l'Ucraina contro la Russia, collocandosi in una posizione che li distingue da altre formazioni di destra radicale più vicine a Mosca. La loro influenza sulle politiche del governo uscente è stata comunque significativa, in particolare sui temi della criminalità e dell'immigrazione.
Il programma di rimigrazione, che prevede sussidi economici fino a 31mila euro per gli stranieri regolarmente residenti che decidono di lasciare il Paese, è stato promosso con convinzione dal partito.
Il quadro politico e le incognite del voto
Il blocco di centrosinistra, guidato dalla leader socialdemocratica Magdalena Andersson, già premier dal 2021 al 2022, comprende anche Verdi e Centro, ma per raggiungere la maggioranza avrebbe bisogno del sostegno della Sinistra, che ha manifestato l'intenzione di entrare direttamente nell'esecutivo anziché limitarsi a un appoggio esterno.
La campagna elettorale della sinistra si è concentrata in buona parte sul pericolo rappresentato da un ingresso dei Democratici Svedesi nel governo, tema su cui Andersson ha insistito definendo la Svezia «non più la stessa» in caso di ministri provenienti da quel partito.
I risultati ufficiali arriveranno dopo la chiusura dei seggi, prevista per le 20 di domenica 13 settembre, con le prime proiezioni attese circa un'ora più tardi. Il ruolo dei partiti minori sarà decisivo: in particolare i Liberali, dati dai sondaggi intorno al 5 per cento, appena sopra la soglia di sbarramento del 4 per cento necessaria per entrare in parlamento. Se non dovessero superarla, l'intera coalizione di centrodestra rischierebbe di non avere i numeri per governare, aprendo scenari ancora difficili da prevedere.
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