Albania, il governo rimanda il decreto. Centri migranti vuoti e costi triplicati
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Redazione Interno
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I centri per migranti in Albania, voluti dal governo Meloni e finanziati con un appalto da 133 milioni di euro, resteranno vuoti. I lavoratori assunti dalla società Medihospes, che aveva vinto la gestione delle strutture, hanno ricevuto lettere di licenziamento a causa dell’inattività dei centri, aperti solo per quindici giorni nell’ultimo anno. Una situazione che, secondo il segretario del Pd Elly Schlein, rappresenta “l’ennesima certificazione del fallimento di un’operazione che calpesta diritti fondamentali e leggi italiane ed europee”.
Il progetto, nato da un protocollo d’intesa tra Italia e Albania, prevedeva la creazione di strutture per l’accoglienza e il trattenimento di migranti in attesa di rimpatrio. Tuttavia, i costi sono lievitati in modo esponenziale. Gennarino De Fazio, della Uil polizia penitenziaria, ha calcolato che solo per il personale inviato a Gjader, località albanese dove sorge un minicarcere mai utilizzato, sono stati spesi 320.000 euro in quattro mesi. Una cifra che, se proiettata su scala annuale, rischia di triplicare il budget previsto.
Schlein non ha risparmiato critiche, definendo la gestione dei centri “catastrofica” e sottolineando come i 800 milioni di euro stanziati avrebbero potuto essere destinati ad assumere medici e infermieri, invece di finanziare strutture inutilizzate. “Centinaia di esponenti delle forze dell’ordine sono stati tenuti in Albania a sorvegliare una prigione vuota”, ha aggiunto, denunciando uno spreco di risorse economiche e umane.
Nonostante le polemiche, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha smentito la chiusura definitiva dei centri, lasciando intendere che il governo stia valutando modifiche per rilanciare il progetto. Intanto, il dibattito politico si concentra sull’efficacia della misura e sui costi sostenuti, mentre l’opposizione continua a chiedere un’inversione di rotta.
La vicenda, che ha visto protagonista anche la coop Medihospes, si inserisce in un contesto più ampio di gestione delle migrazioni, tema da sempre al centro di aspre controversie. I documenti ottenuti dal quotidiano Domani rivelano che i contratti del personale sono stati annullati, lasciando i lavoratori senza impiego e alimentando ulteriori critiche sulla sostenibilità del piano.




