Il sangue in via Spinesante: l'accusa di tentato omicidio dopo il pestaggio della figlia a Forio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il primo pomeriggio di lunedì 25 maggio si è trasformato in una scena che riporta alla mente gli incubi peggiori, quelli che si consumano lontano dagli sguardi indiscreti della strada ma, paradossalmente, a ridosso dei muri domestici. È accaduto a Forio d'Ischia, in un appartamento di via Spinesante, dove un uomo di 58 anni ha ridotto la figlia di 36 in fin di vita, colpendola con una furia inaudita usando pugni e calci.
A interrompere quella che poteva diventare una tragedia silenziosa è stata la chiamata al 112, attivata da alcuni vicini che, spaventati dalle urla strazianti provenienti dall'abitazione, hanno dato l'allarme; tra loro c'era un carabiniere fuori servizio che, accorso immediatamente, ha capito la gravità della situazione e ha allertato la centrale operativa.
La furia omicida e la ricostruzione dei carabinieri
Quando i militari del nucleo radiomobile sono entrati nell'appartamento, si sono trovati davanti a una scena agghiacciante: tracce ematiche ovunque, sparse sui pavimenti e forse anche sulle pareti, e la vittima riversa a terra in condizioni disperate.
La 36enne, un'estetista che vive da tempo con un disturbo alimentare, presentava fratture multiple al volto e lesioni interne gravissime; il genitore, stando alla ricostruzione fornita dagli inquirenti, non ha esitato a scagliarsi contro di lei anche sotto gli occhi della moglie - una donna di 57 anni - la quale, probabilmente paralizzata dallo shock, non è riuscita a fermare quella furia cieca.
L'aggressore è stato bloccato poco distante dalla sua abitazione, quasi come se, esaurita la rabbia, non avesse nemmeno pensato a darsi alla fuga: per lui, al termine delle formalità di rito, è scattata l'arresto con l'accusa di tentato omicidio.
Una lesione al fegato che racconta la violenza dell'aggressione
I soccorritori del 118 hanno trasportato la giovane in codice rosso all'ospedale Anna Rizzoli di Lacco Ameno, dove i medici l'hanno subito sottoposta a un intervento chirurgico d'urgenza per arrestare una grave emorragia interna. La violenza dei colpi ricevuti, a quanto si apprende, ha provocato una lesione talmente profonda al fegato da rendere necessaria l'asportazione parziale di un lobo di quell'organo; un intervento delicato che, per quanto riuscito sotto il profilo tecnico, non è ancora bastato a scongiurare il pericolo imminente di morte.
Al termine dell'operazione, la 36enne è stata trasferita in terapia intensiva per il monitoraggio post-operatorio, dove i sanitari hanno mantenuto la prognosi riservata e dove, al momento, la paziente resta in lotta tra la vita e la morte.
Le parole che hanno innescato la tragedia
Secondo le prime indiscrezioni investigative, la lite sarebbe degenerata quando il padre, accecato da teorie complottiste, avrebbe urlato contro la figlia, accusandola di essere anoressica per colpa del vaccino anti-Covid che lei aveva scelto di fare; un'accusa infondata, certo, ma che ha agito come una scintilla su un cumulo di polvere da sparo fatto di frustrazione e forse di altre tensioni irrisolte.
Dalle parole l'uomo è passato immediatamente ai fatti, e i pugni hanno preso il posto delle grida, lasciando sul campo una ragazza esanime e una madre in lacrime che non ha potuto fare nulla per proteggere la propria figlia. Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire eventuali episodi precedenti di violenza all'interno di quel nucleo familiare, per capire se quello di lunedì sia stato un gesto improvviso e isolato o se fosse l'epilogo inevitabile di una lunga storia di sopraffazioni nascoste.




