Morto dopo il taser, indagati per omicidio i tre autori del pestaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Da lesioni volontarie a omicidio colposo. È questa l’ipotesi del reato per cui ora rispondono i fratelli Angelo e Paolo De Luca, insieme a Daniele Giorgini, genero del primo, dopo la morte di Riccardo Zappone, il 29enne deceduto a Pescara il 3 giugno scorso, poche ore dopo essere stato fermato dalla polizia. La procura guidata da Giuseppe Bellelli, valutati i risultati dell’autopsia, ha escluso che il taser utilizzato dagli agenti abbia causato il decesso, attribuendo invece la morte a un “trauma toracico chiuso” – come riportato nel referto del professor Cristian D’Ovidio – probabilmente subito durante la rissa che aveva preceduto l’intervento delle forze dell’ordine.

Le indagini, ancora in corso, si concentrano ora sul video – girato da un testimone a distanza ravvicinata – che ricostruirebbe i momenti della lite scoppiata davanti a un’officina di San Donato. Quel filmato, secondo fonti vicine all’inchiesta, mostrerebbe l’aggressione ai danni di Zappone da parte dei tre indagati, i quali, inizialmente accusati di lesioni aggravate, vedono ora aggravarsi le loro posizioni. Gli avvocati difensori – Salvatore Acerbo e Marco D’Apote per Angelo De Luca, Gianluca Carlone e Alessandra Michetti per gli altri due – hanno finora mantenuto un profilo riservato, limitandosi a sottolineare la necessità di attendere gli sviluppi processuali.

Sul taser, intanto, il Sindacato Autonomo di Polizia è intervenuto per ribadire che lo strumento, “se usato correttamente, non costituisce una minaccia per l’incolumità delle persone”. Una precisazione che arriva dopo le polemiche sollevate dall’episodio, sebbene i rilievi medico-legali abbiano di fatto escluso ogni correlazione tra la scarica elettrica e l’emorragia interna che ha ucciso il giovane.

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