Francesco Valeriano, morto dopo il pestaggio in carcere. La procura indaga
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Redazione Interno
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Dopo sei mesi di agonia, si è spento nei giorni scorsi Francesco Valeriano, il detenuto di 45 anni ridotto in coma da un violentissimo pestaggio avvenuto nel carcere romano di Rebibbia lo scorso 30 giugno. La morte, giunta al termine di un percorso ospedaliero definito dalla famiglia come "frammentato", ha spinto la Procura di Roma ad aprire un fascicolo, nel quale il magistrato titolare delle indagini dovrà accertare le precise dinamiche dell'accaduto, le eventuali responsabilità e, aspetto cruciale, il nesso causale tra l'aggressione subita e l'esito fatale. Il sostituto procuratore, per far luce su questi punti, ha già disposto il sequestro delle cartelle cliniche e ordinerà l'autopsia sul Corpo dell'uomo.
La denuncia della famiglia e il percorso giudiziario
Ad affiancare i parenti di Valeriano, originario di Formia, è l'avvocato penalista Antony Lavigna, che ha presentato una denuncia-querela per morte conseguente a lesioni. La sorella del detenuto, dal canto suo, ha lanciato un accorato appello attraverso i social network, accompagnato da una raccolta fondi, per sostenere la ricerca della verità. “La nostra famiglia sta affrontando un caso critico”, si legge nel messaggio, che descrive una gestione sanitaria travagliata, intervallata da periodi di riabilitazione, prima del decesso avvenuto nell'ospedale di Tor Vergata. La vicenda, che ha sollevato interrogativi sulle condizioni di sicurezza all'interno dell'istituto penitenziario, era stata segnalata anche dall'Organizzazione Sindacale Autonoma della Polizia Penitenziaria, la quale aveva annunciato la scomparsa dell'uomo.
Il contesto della detenzione e le reazioni
Francesco Valeriano era stato arrestato nello scorso aprile con l'accusa di atti persecutori verso l'ex moglie e da allora era detenuto in attesa di giudizio. Secondo quanto riportato da organi di stampa locale, fu trovato in condizioni agonizzanti all'interno della sua cella dopo l'assalto di alcuni compagni di reclusione. Sulla sua morte è intervenuta, tra gli altri, anche Ilaria Cucchi, simbolo di battaglie per i diritti e la verità giudiziaria, la quale ha sottolineato come “Francesco sia stato abbandonato”, puntando il dito su un sistema che, a suo dire, avrebbe fallito nella sua tutela. Le dichiarazioni, che arrivano da chi ha vissuto un dramma analogo, accentuano la carica di denuncia pubblica del caso, spingendolo al di là della semplice cronaca giudiziaria.
Le indagini in corso e i nodi da sciogliere
L'inchiesta aperta dalla magistratura dovrà ora dipanare una matassa complessa, fatta non solo di ricostruzioni sull'episodio di violenza ma anche di valutazioni sulla tempestività e l'adeguatezza dei soccorsi e delle cure successive. L'obiettivo degli investigatori sarà quello di stabilire se, ed eventualmente in che misura, le percosse abbiano direttamente condotto alla morte, oppure se concause di natura sanitaria o organizzativa abbiano contribuito al tragico epilogo. Il lavoro dei periti, chiamati a esaminare il e la documentazione medica, sarà fondamentale per fornire risposte alla famiglia e all'autorità giudiziaria, in un procedimento che si annuncia lungo e meticoloso.




