Zes Unica, il governo stanzia 532 milioni per alzare il credito d’imposta al 75%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una iniezione da 532,64 milioni di euro, depositata ieri al Senato attraverso un emendamento alla manovra di Bilancio, viene destinata a rivitalizzare lo strumento del credito d’imposta per la Zona economica speciale unica del Mezzogiorno. L’intervento, preannunciato in Commissione dal ministro dell’Economia, risponde a una necessità concreta emersa dai dati dell’Agenzia delle Entrate, i quali evidenziano come le richieste presentate dalle imprese – per un ammontare complessivo di oltre 3,6 miliardi – superassero di gran lunga la dotazione iniziale di 2,2 miliardi stanziata dalla Legge di Bilancio 2025. La conseguenza diretta, prima di questo rifinanziamento, era stata una riduzione dell’aliquota di riparto dal 75 al 60 per cento, un taglio che rischiava di sminuire l’attrattività di uno strumento considerato cardine per lo sviluppo del Sud.

Un rifinanziamento condizionato e parziale

Il governo, tuttavia, ha optato per una soluzione che definisce “selettiva e parziale”, la quale, se da un lato reintegra una parte significativa delle risorse, dall’altro introduce precise condizioni per accedervi. L’innalzamento della percentuale di credito d’imposta dal 60 al 75 per cento, infatti, non sarà automatico per tutte le aziende che hanno presentato domanda, ma scatterà soltanto a fronte di una comunicazione aggiuntiva che le imprese dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate. Vi è, poi, una condizione ulteriore e non negoziabile: per beneficiare dell’integrazione, le aziende non devono aver già ottenuto il credito d’imposta previsto dal piano Transizione 5.0 sugli stessi investimenti, una clausola che mira a evitare il cumulo indebito di agevolazioni pubbliche e a indirizzare le risorse dove l’incentivo è più necessario.

I numeri che giustificano l’intervento

La mossa governativa si inserisce in un quadro dove la Zes Unica, nonostante le difficoltà procedurali iniziali, mostra segnali di vitalità. La Struttura di missione ha già rilasciato quasi un migliaio di autorizzazioni uniche, che corrispondono a progetti d’investimento per circa 5,5 miliardi di euro, un dato che sottolinea come lo strumento stia effettivamente mobilitando capitali privati. Le previsioni per il 2025, inoltre, indicano che il credito d’imposta sosterrà progetti per un valore superiore ai 7 miliardi, una cifra che da sola spiega la pressione sulle risorse disponibili e la scelta di un supplemento di finanziamento. Senza questi ulteriori 532 milioni, molti di questi progetti avrebbero ricevuto un sostegno inferiore alle aspettative, con possibili ripercussioni sulla loro effettiva realizzazione.

Il contesto e le prospettive immediate

L’emendamento arriva in un momento cruciale, mentre il disegno di legge di Bilancio è all’esame del Parlamento, e rappresenta una risposta tempestiva a un problema di underfunding che poteva minare l’efficacia della politica per il Mezzogiorno. La misura, pur nella sua parzialità, viene vista come un ossigeno fondamentale per le imprese che hanno creduto nello strumento, le quali ora si trovano a dover valutare l’opportunità di presentare la comunicazione aggiuntiva per accedere alla percentuale più alta. L’obiettivo dichiarato è mantenere alta la capacità attrattiva della Zes, riconosciuta come leva decisiva per colmare quel divario di crescita che persiste da tempo nel Sud del paese, cercando al contempo di garantire, attraverso i paletti posti, una allocazione più efficiente delle risorse pubbliche.

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