Il ritorno di Malcolm, quella leggerezza (senza troppe pretese) che non ti aspetti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se c’è una cosa che il revival di “Malcolm”, intitolato “Malcolm: Che Vita!”, restituisce con immediatezza – quasi fosse una fotografia sbiadita ma perfettamente a fuoco – è proprio il senso di una leggerezza che, ai giorni nostri, sembra essere diventata un lusso. Uscito oggi, 10 aprile, sulla piattaforma Disney+, questo piccolo evento in quattro puntate, ideato da Linwood Boomer, non cerca di strafare: non vuole rivoluzionare il linguaggio della sitcom, né tantomeno offrire una chiave di lettura sociologica sulla famiglia contemporanea. E forse è proprio in questa scelta, volutamente minimalista, che risiede la sua efficacia. Si tratta, lo si dice senza alcun timore, di puro intrattenimento; un prodotto che, consapevole del proprio profilo basso, si limita a far rivivere quel caos domestico che, un tempo, aveva conquistato milioni di spettatori.

L’assenza che pesa (e quella che non pesa)

Una delle prime domande, inevitabile per chi ha seguito la serie originale, riguarda il cast: dov’è finito l’attore che interpretava Dewey? La risposta, per quanto scontata, è comunque un dato di fatto della produzione. La sua assenza, già nota ai più prima dell’uscita, non viene mai giustificata con troppi giri di parole all’interno della trama; gli sceneggiatori preferiscono concentrarsi su chi c’è, piuttosto che sottolineare chi manca. Tornano invece Malcolm, Hal, Lois, Reese e Francis, riuniti per celebrare una ricorrenza particolare: il quarantesimo anniversario di matrimonio dei genitori. Una scelta narrativa, quest’ultima, che funge da pretesto per ricostruire quelle dinamiche interne – fatte di urla, compromessi e affetto maldestro – che avevano reso celebre la prima serie.

Il segreto di Hal e Lois: un equilibrio costruito sul filo del rasoio

Bryan Cranston e Jane Kaczmarek, tornati a vestire i panni della coppia più improbabile della televisione americana, hanno rivelato – in alcune anticipazioni che hanno preceduto il lancio – quello che, a loro dire, è il vero segreto del matrimonio di Hal e Lois. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di un amore idealizzato o di una perfetta sintonia emotiva. Al contrario, ne emerge una relazione fondata su elementi sorprendentemente terreni: la chimica fisica, certo, ma anche una sana dose di paura reciproca e la consapevolezza di condividere un caos che, in fondo, nessuno dei due saprebbe davvero abbandonare. La loro non è una famiglia perfetta – lontano da qui – eppure, come si è visto negli episodi originali, il loro legame funziona proprio perché non cerca di apparire ciò che non è.

Quel microcosmo disfunzionale che ci mancava

Le comedy, specialmente quelle che hanno fatto la storia, possiedono una capacità unica: quella di riflettere i cambiamenti della società attraverso lo scherno costante delle sue mode e dei suoi mutamenti. “Malcolm”, nella sua prima incarnazione, fu forse la prima famiglia altamente disfunzionale a essere messa in scena senza filtri. Americana, contraddittoria, folle e priva di quella vocina interiore che impone di compiacere il pubblico a ogni costo. In questo revival, diretto senza troppe ambizioni ma con una cura evidente per i dialoghi originali, si ritrova esattamente quella stessa energia. Non c’è una svolta epocale, né una reinvenzione del genere; c’è invece la conferma che, a volte, ritrovare personaggi imperfetti – e le loro imperfezioni – può bastare.

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