Ceuta, nuovo sgombero al Trampolín: centinaia di migranti tornano in spiaggia tra tensione e polemiche politiche
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Redazione Esteri
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Sarà un venerdì di nuovi interventi, quelli che ormai iniziano ad assumere i contorni di una routine operativa segnata dall’emergenza, quello che vedrà le squadre di pulizia e le forze dell'ordine di Ceuta tornare a concentrare i propri sforzi sulla spiaggia del Trampolín; l'obiettivo dichiarato, come riportato dal Faro de Ceuta, è quello di ripulire l'area per la seconda volta in poche settimane, ma prima di qualsiasi intervento di bonifica si procederà a un nuovo tentativo di sgombero che coinvolgerà i circa 500 migranti, una stima inevitabilmente approssimativa dato che non esistono
Cifre ufficiali, i quali, dopo essere stati trasferiti nella stessa mattinata di giovedì verso centri di accoglienza provvisori, sono tornati a occupare il campo improvvisato nel pomeriggio, rendendo di fatto vano il precedente spostamento.
L’assalto all’Europa e le parole di La Russa
Le immagini che arrivano dall'enclave spagnola continuano a fare il giro della penisola iberica e non solo, alimentando un dibattito politico che si fa sempre più acceso e che ha trovato nelle dichiarazioni del presidente del Senato italiano, Ignazio La Russa, un ulteriore motivo di scontro; intervenendo a Bar Italia, il tour di Fratelli d'Italia che nei giorni scorsi aveva fatto tappa a Ragalna, in provincia di Catania, La Russa ha parlato senza mezzi termini di un "assalto all'Europa", attribuendo alla Spagna "enormi responsabilità" per aver, a suo dire, predicato un'accoglienza
Indiscriminata che avrebbe finito per trasformarsi in un boomerang. La Russa ha poi aggiunto che l'accoglienza, quando è esercitata senza criteri e senza limiti, cessa di essere tale, come dimostrerebbe proprio quanto accaduto a Ceuta, dove migliaia di persone sarebbero state lasciate senza acqua, senza cibo e senza un luogo per dormire, per poi essere, secondo la sua ricostruzione, respinte quasi con violenza verso il Paese d'origine.
La crisi non accenna a rientrare
A distanza di quasi un mese dall'ondata senza precedenti che aveva visto oltre 72.000 persone varcare la frontiera del Tarajal in soli due giorni, il 30 e 31 luglio, la situazione a Ceuta è tutt'altro che tornata alla normalità; le autorità locali hanno più volte ribadito che la città è ancora "ben lontana" dal recuperare un equilibrio sociale e amministrativo, e la pressione sui servizi dedicati all'immigrazione, alla giustizia e alla sanità rimane costantemente altissima.
Per cercare di affrontare questa emergenza prolungata, il presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha convocato in via straordinaria il Consiglio di Sicurezza Nazionale, un organo che si riunirà al palazzo della Moncloa prima del primo Consiglio dei ministri successivo alle vacanze estive, con l'intento di analizzare nel dettaglio la situazione e coordinare una risposta unitaria alle conseguenze di una crisi che, di fatto, non ha ancora mostrato segni di cedimento.
Lo scontro politico e l'allarme del sindaco Vivas
La gestione dell'emergenza sta alimentando un durissimo scontro politico tra il governo centrale di Madrid e le opposizioni, con il presidente e sindaco della città autonoma, Juan Jesús Vivas, che da 25 anni siede al governo dell'enclave, il quale ha scelto di alzare il tono del confronto rilasciando un'intervista al quotidiano El Mundo in cui ha lanciato un allarme dalle tinte fosche; secondo Vivas, la situazione sarebbe ormai fuori controllo da quasi un mese, a causa della lentezza e dell'apparente assenza di un piano chiaro da parte dell'esecutivo guidato da Pedro Sánchez, una mancanza di
Strategia che rischierebbe di trasformare la pressione migratoria in un fenomeno ingestibile, con il sindaco che avrebbe addirittura paventato il rischio di vedere arrivare fino a 200.000 persone.
Le dichiarazioni di Vivas, che hanno subito suscitato la reazione irritata di Madrid, sono state accolte con particolare durezza dagli esponenti del governo centrale, i quali hanno respinto al mittente le accuse di inerzia, invitando a non alimentare allarmismi infondati e a non fare leva su argomenti che potrebbero scivolare nella xenofobia, in un clima che si fa di ora in ora sempre più teso e che rischia di compromettere ulteriormente la già fragile convivenza nella città autonoma.
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