Cortei e occupazioni, la mobilitazione pro Palestina nelle università italiane
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Redazione Interno
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A Torino, i collettivi pro Palestina hanno ripreso la mobilitazione dagli spazi degli atenei, organizzando cortei e occupazioni. Ieri, a poche ore dal corteo, gli attivisti hanno iniziato a riorganizzarsi, ripartendo dagli spazi universitari. La scorsa primavera, questi collettivi avevano portato avanti un'occupazione durata 38 giorni a Palazzo Nuovo, sede simbolo dell'Università di Torino, e al Politecnico, dove l'occupazione si era limitata all'aula magna e al cortile, senza bloccare le lezioni.
A Roma, cinquanta attivisti pro Palestina hanno sfidato il divieto della Questura, arrivando alla stazione Laurentina per contestare il convegno sulla cybersicurezza Cybertech Europe 2024. Dopo una breve trattativa con la polizia, è stato concesso loro di fare un corteo verso largo Pella. Durante la manifestazione, un operatore televisivo è stato ferito alla testa da una bottiglia lanciata da un manifestante all'interno della stazione della metropolitana Eur Fermi. I manifestanti, dopo aver raggiunto largo Pella, si sono introdotti in gruppo nella metro, dove è avvenuta l'aggressione.
A Palazzo Nuovo, le pareti intonse sono durate poco più di tre mesi. Sono tornate le scritte "Free Gaza", i pugni dipinti e le bandiere della Palestina. Dopo essere scesi in piazza, in più di mille in corteo ignorando il divieto della questura, gli attivisti pro Palestina hanno rioccupato un'aula dell'Università di Torino. "Ci riappropriamo di uno spazio che rivendichiamo come nostro – annunciano – con sempre più forza e determinazione".
La mobilitazione pro Palestina nelle università italiane continua a crescere, con gli attivisti che, nonostante i divieti e le difficoltà, persistono nelle loro azioni di protesta e occupazione.




