Poltronesofà, multa da un milione dall'Antitrust per sconti ingannevoli
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Redazione Economia
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L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inflitto a Poltronesofà una sanzione amministrativa pecuniaria da un milione di euro, chiudendo un'istruttoria avviata all'inizio dello scorso anno e originata da diverse segnalazioni. Il provvedimento, come si evince dal bollettino settimanale dell'Antitrust, riguarda una pratica commerciale scorretta, ritenuta ingannevole e omissiva, relativa alla pubblicizzazione dei divani della cosiddetta "Collezione Promo".
La natura delle violazioni accertate
Le campagne promozionali della società, diffuse attraverso un sistema massiccio di comunicazione che abbracciava televisione, radio, social media e internet, avrebbero indicato in modo non corretto la reale convenienza dei prezzi praticati. L'Antitrust ha stabilito che la presentazione degli sconti, definita asserita nella sua vantaggiosità, non forniva ai consumatori le informazioni necessarie per una valutazione trasparente, conducendoli così in errore su quello che era il reale risparmio promesso, il quale, di fatto, risultava inesistente o comunque non corrispondente a quanto dichiarato.
Un precedente non isolato per l'azienda
Non si tratta, del resto, della prima contestazione di questo genere per l'azienda, molto presente sui media con i suoi spot e autodefinitasi come un gruppo di "artigiani della qualità", la quale ha già subito in passato altre sanzioni significative per pubblicità ingannevole. Il ripetersi di condotte analoghe, nonostante i precedenti interventi dell'Autorità, ha quindi contribuito a determinare l'entità della multa, che si configura come un ulteriore e severo monito a rispettare le regole di correttezza commerciale.
Le implicazioni della decisione
La decisione dell'Antitrust, al di là dell'aspetto prettamente sanzionatorio, sottolinea ancora una volta l'importanza di una comunicazione commerciale chiara e leale, specialmente in settori dove il marketing aggressivo e l'offerta promozionale costituiscono leve decisive per gli acquisti. La pratica accertata, infatti, viola principi fondamentali a tutela della concorrenza e dei consumatori, i quali hanno il diritto di essere informati in modo veritiero e completo prima di compiere una scelta di consumo, senza essere indotti in inganno da messaggi studiati per apparire più favorevoli di quanto effettivamente non siano.




