Antitrust multa Revolut per messaggi ingannevoli su costi e conti bloccati
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Redazione Economia
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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella giornata di giovedì 2 aprile, ha inflitto al gruppo bancario digitale Revolut una sanzione pecuniaria che supera gli 11 milioni di euro, chiudendo di fatto un’istruttoria avviata già nel luglio scorso. La contestazione, come si legge nel provvedimento, ruota attorno a un’accusa precisa: quella di aver diffuso «messaggi ingannevoli» in grado di alterare le scelte dei consumatori, i quali – spinti da una comunicazione ritenuta poco trasparente – si sarebbero trovati a sottoscrivere servizi bancari e prodotti d’investimento senza avere un quadro chiaro dei reali oneri e delle limitazioni applicate. L’Agcm ha individuato tre pilastri fondamentali della contestazione, e li ha articolati con il supporto degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo.
Omissioni pubblicitarie e il nodo degli investimenti «senza commissioni»
La prima questione sollevata dall’Antitrust riguarda proprio la fase del cosiddetto «primo aggancio» pubblicitario, quella in cui un potenziale cliente viene attratto dall’offerta. Secondo l’Autorità, Revolut avrebbe omesso di segnalare – già in quel momento decisivo – l’esistenza di ulteriori costi accessori e di precise limitazioni legate agli investimenti promossi come esenti da commissioni. Un’omissione che, a parere del Garante, non sarebbe affatto marginale, perché finirebbe per influenzare la convenienza reale del servizio rispetto a quanto dichiarato nei messaggi promozionali. Si tratterebbe, insomma, di una pratica commerciale scorretta capace di trarre in inganno chi si affaccia per la prima volta al mondo della finanza digitale.
Conti bloccati e sospensioni: l’altra faccia della trasparenza negata
Il secondo capitolo dell’istruttoria – e forse il più delicato sul piano della fiducia degli utenti – tocca la gestione dei conti di pagamento. L’Agcm ha contestato a Revolut di non aver fornito informazioni sufficientemente chiare sulle condizioni e sulle modalità con cui l’istituto può procedere alla sospensione, alla limitazione o al blocco del conto. Una prassi che, nelle intenzioni della banca digitale, risponderebbe a esigenze di sicurezza e antiriciclaggio; ma che, nella lettura dell’Antitrust, si è tradotta in un vuoto informativo a carico del consumatore, il quale non sarebbe stato messo nelle condizioni di comprendere quando e perché il proprio conto potesse diventare inaccessibile. Il silenzio su questi aspetti, sottolinea il provvedimento, integra una violazione proprio perché riguarda elementi essenziali del rapporto contrattuale.
L’Iban italiano promesso e mai arrivato (se non a certe condizioni)
C’è poi un terzo fronte, quello che ha alimentato le lamentele di milioni di utenti in attesa di un codice Iban nazionale. Revolut, che opera in Italia con una licenza bancaria europea e fino a tempi recenti ha utilizzato in larga parte Iban lituani con prefisso LT, aveva avviato un percorso per offrire alla clientela italiana un Iban che iniziasse con IT. Proprio su questo punto, l’Agcm ha rilevato una carenza di informazioni chiare ed esaustive: non sarebbero stati comunicati con la dovuta precisione né i requisiti necessari per ottenere l’Iban italiano, né le tempistiche effettivamente previste per il passaggio. Una mancanza che, secondo l’Autorità, avrebbe esposto i consumatori a incertezze ingiustificate, alimentando aspettative poi disattese sulla piena equiparazione del servizio a quello di una banca tradizionale con sede legale nel paese.
La reazione di Revolut: ricorso annunciato e crescita che non si ferma
La reazione del gruppo fintech non si è fatta attendere. Revolut ha contestato in toto le accuse dell’Antitrust, definendole infondate e annunciando un ricorso immediato avverso la sanzione. Un gesto che non sorprende, considerata la strategia di espansione aggressiva dell’istituto, il quale in Italia punta a raggiungere i 5 milioni di clienti entro il 2026. La multa – la più pesante tra quelle finora comminate all’istituto nel nostro paese – arriva in un momento di forte crescita anche nei segmenti tradizionalmente presidiati dalle banche fisiche, dai mutui ai prestiti personali. Resta il fatto che, per l’Agcm, i messaggi poco trasparenti sulla gestione dei servizi bancari e di investimento hanno finito per ledere i diritti di milioni di consumatori e microimprese, costringendo l’Autorità a intervenire con una misura che ora attende l’esito della battaglia giudiziaria.




